Gianpiero D'Alia

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D’Alia: “ma in Parlamento c’è chi aiuta le tifoserie”

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L’intervista al Presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia pubblicata oggi su La Stampa

«Estremisti seduti in Parlamento che, pur di attingere voti dalle
tifoserie, hanno diluito e depotenziato i provvedimenti necessari a
fermare le degenerazioni del tifo organizzato». La denuncia di
Gianpiero D’Alia, presidente dell’Udc, ex ministro nel governo Letta,
già sottosegretario agli Interni, è un atto d’accusa contro quel
«sodalizio perverso tra le tifoserie più esterme e certa politica
senza scrupoli».


Sono accuse gravi, non sarebbe il caso di fare i nomi?

«Nomi non sono in grado di farne, posso dire che si trattava,
all’epoca, di esponenti non di primissimo piano di estrema destra e di
estrema sinistra. Da sempre aree politiche di riferimento della
maggior parte  delle organizzazioni ultrà. Ma basta recuperare gli
atti parlamentari per verificare quello che sto dicendo».


Se non i nomi, può fare almeno qualche esempio di come determinate
norme sono state diluite» in Aula?

«Prendiamo la norma sulla flagranza differita (entro e non oltre 48
ore dal fatto) introdotta proprio per garantire la sicurezza negli
stadi. Rispetto al testo originario ne sono stati compressi i tempi e
limitate le modalità di applicazione».


Dall’omicidio di  Raciti al sabato di ordinaria follia di Roma. Come se ne esce?

«In un solo modo. Cambiando radicalmente il sistema di gestione degli
eventi sportivi con particolare riferimento al calcio. In particolare
trasferendo la responsabilità totalmente in capo alle società sportive
e prevedendo un sistema di sanzioni per spezzare l’ulteriore circuito
perverso tra club e tifoserie organizzate».


E’ ancora polemica sulla trattativa con Genny ’a Carogna capo ultrà
del Napoli…

«Parlare di trattativa va di moda. Ammesso che ci sia stata non mi
scandalizza: in caso di rinvio della partita, le forze dell’ordine
avrebbero dovuto gestire l’evacuazione di 70mila persone. La priorità
era tutelare le famiglie che erano all’Olimpico».


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Rompere il sodalizio perverso tra politica e ultrà

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Le soluzioni prospettate in queste ore dal premier Renzi e dal ministro Alfano per riportare le famiglie allo stadio e allontanare i violenti con pesanti misure coercitive vanno sostenute senza ipocrisie da tutte le forze politiche. La prima cosa da fare, allora, è rompere una volta per tutte quel sodalizio perverso che intercorre tra le tifoserie più estreme delle curve italiane e certa politica senza scrupoli. Esistono ultrà di destra e di sinistra, ma esistono anche estremisti seduti in Parlamento che negli anni, pur di attingere a quei bacini di voti, hanno diluito nelle Aule i provvedimenti necessari per fermare lo strapotere del tifo organizzato.
Altro tema centrale è la riorganizzazione delle responsabilità all’interno degli stadi: non possiamo pensare che le società scarichino ancora il problema della sicurezza sullo Stato, con le Forze dell’Ordine distolte quasi ogni giorno dalle attività di ordine pubblico nelle città. La piena responsabilizzazione delle società e un sistema di sanzioni, sportive e non solo, per chi non si dimostra all’altezza può aiutare anche a spezzare l’altro circuito, quello tra società di calcio e tifoserie, che è causa dei tanti gravi episodi cui abbiamo assistito in questi anni.
Gianpiero

 


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E’ ora di liberare lo sport dai violenti

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Quanto accaduto ieri allo Stadio Olimpico in occasione della finale di Coppa Italia è la triste dimostrazione che lo Stato non riesce a liberarsi dalla piaga di veri e propri avanzi di galera che, prendendo le redini del tifo organizzato, condizionano le società di calcio e piegano le istituzioni al loro volere. La ‘cortese’ autorizzazione arrivata da personaggi quantomeno equivoci della curva partenopea per disputare la partita Napoli-Fiorentina, mentre in tribuna sedevano alcune tra le più alte autorità nazionali, è solo l’ultimo gravissimo danno d’immagine al Paese e l’ennesimo schiaffo a un mondo del calcio sempre più agonizzante. Gli strumenti utilizzati fino a oggi per liberare questo sport dai violenti hanno dato importanti risultati ma spesso sono stati aggirati, come dimostrano i fatti di ieri e quelli che ciclicamente funestano il calcio italiano. Bisogna rafforzarli e affiancarli ad altri ancor più stringenti: dalla prevenzione, affidando maggiori responsabilità alle società sportive nella gestione delle manifestazioni sportive con le relative sanzioni, alla repressione senza riserve di questi ‘professionisti della violenza’ che nulla hanno a che vedere con la passione sana dei tifosi.

Gianpiero