Gianpiero D'Alia

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D’Alia: «Cambiare assessore non è sufficiente occorre inserire Ncd»

Schermata-08-2456516-alle-12.14.16-173x300Pubblichiamo l’intervista di Lillo Miceli a Gianpiero D’Alia per ill quotidiano La Sicilia. 

PALERMO. «Siamo ad uno snodo delicatissimo e complicatissimo da cui dipende il futuro del governo e della maggioranza». Ma per il presidente nazionale dell’Udc, Gianpiero D’Alia, la Regione può tirarsi fuori dal pantano, «se si riuscirà a creare una sinergia tra il Piano per il Mezzogiorno che il governo Renzi sta elaborando ed in cui la Sicilia dovrebbe avere un ruolo da protagonista; ad utilizzare i fondi della programmazione europea, 2014-2020, per attrarre investimenti; e a fare le necessarie riforme con la legge di stabilità».  Continua a leggere


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«Mattarella uomo giusto ma Renzi ha sbagliato»

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L’intervista di Riccardo Vescovo a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi sul Giornale di Sicilia.

«Mattarella è la persona più adatta in questo momento a ricoprire l’incarico di presidente della Repubblica, ma il metodo seguito da Renzi è inappropriato e dimostra una grande superficialità»: lo afferma il deputato Gianpiero D’Alia, presidente nazionale dell’Udc. I partiti di centrodestra hanno contestato la scelta del premier Renzi di votare Mattarella perla presidenza della Repubblica. Malumori legati non tanto al nome ma al metodo utilizzato che in sostanza non avrebbe coinvolto tutte le forze politiche.

Come giudica strategicamente la scelta di Renzi di puntare tutto su Mattarella?

«Dal punto di vista istituzionale penso che Mattarella farà benissimo il presidente della Repubblica e sarà un presidente molto amato dagli italiani. Sono anche certo che saprà rappresentare una garanzia per tutte le forze politiche e non solo per chi pensa di tirarlo per la giacchetta. È evidente però che il metodo seguito da Renzi è inappropriato proprio perché si discute della scelta della più alta carica dello Stato e non della formazione di una maggioranza politica. Pur nel rispetto dei rapporti di forza, considerato che il Pd ha un consistente numero di grandi elettori, quando si avvia una fasedi difficile e complicata di transizione politica bisogna fare in modo che tutte le forze che stanno concorrendo al cambiamento del sistema siano coinvolte». Continua a leggere


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«Stefano esempio di buon governo col Pd nessun rapporto privilegiato»

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L’intervista a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi su il Mattino. 

Paolo Mainiero

Gianpiero D’ Alia, presidente nazionale dell’ Udc, indica la strada della continuità. Alle prossime regionali, è il suo pensiero, la precedenza va data all’ alleanza con Caldoro nel segno del «buon governo di questi anni».

Il sostegno al governatore uscente non è in discussione?
«Le vicende campane sono di competenza degli organismi regionali. Detto questo, ci sono almeno tre elementi di riflessione». Continua a leggere


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Quel che di lui non piace, e perché

Ho letto questo fondo di Giuliano Ferrara sul il Foglio di oggi. Come sempre molto lucido e interessante. 
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 Se la dovrebbero raccontare com’è, gli oppositori interni. Renzi non è comunista, e questo dà fastidio. Dà fastidio la presa del potere per via elettorale, che salta e liquida apparato e appartenenza in favore della rappresentanza. Non piacciono personalismo della leadership, ritmo di fatti e annunci, spoils system totale e a base prevalentemente generazionale, di piccolo gruppo, la famosa squadra. E’ vista con orrore la cultura politica e programmatica di riferimento: i corpi intermedi spogliati del privilegio corporativo, progetti di riformismo che scompongono inesorabilmente il blocco storico di riferimento del partito e della stessa sinistra. Non va bene l’ alleanza con Berlusconi, perché la si vede, è parte logica del maggioritario, non è nascosta sotto una coltre ideologica, non è bicameralista, tatticista, esposta alle varianti decise di volta in volta nello spirito manovriero. Irrita la qualità nervosa e attivistica della comunicazione in rete, per lo meno in quelle forme e con quei tempi.

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D’ Alia: dopo il click day Crocetta faccia pulizia e il Pd promuova una riunione di maggioranza

Schermata-08-2456516-alle-12.14.16-173x300L’intervista di Lillo Miceli a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi su La Sicilia 

PALERMO. Per il presidente nazionale dell’ Udc, Gianpiero D’Alia, alla ripresa dell’ attività politica, il Pd deve promuovere una riunione della maggioranza che sostiene il governo Crocetta, per stabilire come affrontare i gravi problemi politici che sono all’ orizzonte. Ed anche per evitare che si ripetano figuracce come quelle del “click day”.

On. D’ Alia, le colpe sono proprio tutte del presidente della Regione, Crocetta, o anche dei partiti che lo sostengono?

“Se non si fa nulla e ci si balocca a dare la caccia ai singoli deputati; se non si definisce un preciso programma d’ interventi, inciampi come quello sul Piano giovani, che non è stato il primo, si ripeteranno. Dirigenti generali, nominati in clima di spoilsystem, privi di professionalità, finiscono per sostituirsi agli assessori. Ma la mia più grande preoccupazione è un’ altra”.

Quale?

“Sono preoccupato per la legge di stabilità che la giunta dovrà varare entro il mese di ottobre. In Sicilia siamo messi peggio che in Italia. Al di là dei complotti, gli articoli dell’ assestamento di bilancio, impugnati dal Commissario dello Stato, provocavano spesa e non avevano copertura finanziaria certa. Saremo sottoposti all’ obbligo di una spendingreview mai fatta negli anni precedenti. Le previsioni del governo nazionale parlano di tagli per circa 30 miliardi di euro nel biennio 2015-2006. Tagli a cui la Sicilia sarà chiamata a contribuire, specialmente dopo l’ accordo sottoscritto dal presidente della Regione e dal ministro Padoan, con cui la Regione si è impegnata a recepire tutte le misure di contenimento dopo avere rinunciato a litigare con lo Stato davanti alla Corte Costituzionale”.

Secondo lei, ha fatto bene Crocetta a firmare l’ accordo con cui ha rinunciato al contenzioso di circa 4 miliardi di euro con lo Stato?

“Il presidente della Regione, di fronte al dilemma: bere o affogare, ha fatto la scelta più sensata. Bisogna dare un colpo di scure alle spese inutili. Con quale coalizione di maggioranza si farà tutto ciò? “.

Il flop del Piano giovani è emblematico.

“Per gestire il meccanismo sono state incaricate società incapaci di fare il proprio lavoro. Il risultato? Centomila giovani incavolati. Poi, sono state introdotte nuove regole, ma sconosciute agli assessori competenti. C’ è uno scollamento tra l’ indirizzo politico e la burocrazia. Se qualcuno vuole continuare a fare finta che non accada nulla…”.

Chi dovrà fare la prima mossa?

“Il Pd deve farsi carico di una riunione di maggioranza per capire cosa fare nei prossimi mesi. Per esempio, come utilizzare i fondi strutturali? Renzi, a Gela e Termini Imerese, ha detto la Sicilia sulle risorse Ue si deve dare una mossa. L’ Unione europea, a sua volta, ha criticato la proposta di accordo di programma quadro dello Stato, chiedendo di concentrare le risorse su grandi progetti. Se l’ Ue critica lo Stato, figuriamoci la Regione. Se avessimo una cabina di regia e una legislazione regionale speciale, potremmo spendere bene i nostri fondi, a cominciare dalla banda larga e sulla piattaforma digitale. Chiediamo percorsi chiari e netti”.

Ma il confronto è da mesi bloccato dal braccio di ferro tra Crocetta e il Pd sul rimpasto di giunta.

“Se il Pd ha bisogno di cambiare qualche assessore, lo faccia. Come Udc chiediamo che gli assessori non devono essere improvvisati. Il nostro segretario regionale, Pistorio, ha convocato per settembre il comitato regionale che insieme con il gruppo parlamentare all’ Ars dovrà affrontare temi scottanti, come la legge di stabilità, la spesa dei fondi Ue e la costituzione dei Liberi consorzi comunali e le Città metropolitane. C’ è bisogno di un confronto aperto, anche ripensare le regole per favorire l’ offerta e la domanda di lavoro”.

Vuole lanciare un messaggio a Crocetta?

“Se potessi dare un consiglio a Crocetta, ma so che ne fa volentieri a meno, gli direi che essendo la cosa in cui ha brillato di più è stata quello di tagliateste, di fare una grossa pulizia di tutti coloro che sono i responsabili di questa penosa situazione. Altrimenti, rischia di non avere più alcuna credibilità”.


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“Serve un partito del ceto medio, basta con le tasse sulle famiglie”

imagesL’intervista al Presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia pubblicata su il Messaggero di oggi. 

MILANO – E’ stata la colonna portante del nostro Paese, quella fascia sociale che riusciva a mettere da parte una fetta del propriostipendio e sosteneva i consumi. «Ma ora la classe media sta dando fondo agli ultimi risparmi ed è arrivato il momento di passare all’azione», afferma Gianpiero D’Alia, deputato e presidente dell’Udc. I tempi sono stretti, dovrà essere tra le prime voci dell’agenda del governo già a settembre:  “E’ necessario varare, al rientro dalle vacanze, un pacchetto di norme tutte indirizzate al ceto medio, messo a durissima prova da anni di crisi economica. Va da sé che ogni intervento, a partire dall’eventuale contributo sulle pensioni di cui si discute in questi giorni, non potrà ulteriormente tartassare chi costituisce l’ossatura produttiva del Paese e allo stesso tempo il motore della sua ripartenza in direzione della crescita”.

Oggi solo il 39% degli italiani fa parte del ceto medio, rispetto al
70% del 2002. Come va sostenuto?

“I piani di intervento sono due, uno riguarda la politica economica e l’altro la politica vera e propria. Al momento il ceto medio non ha un riferimento politico: serve un nuovo soggetto che si faccia interprete dei suoi interessi, che metta al centro della sua azione la parte più importante del Paese, quella che risparmia e che investe. Fino ad oggi non c’è stato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sulla difesa del ceto medio il governo ha il compito di parlare con un’unica voce, mentre ora
assistiamo alle esternazioni di ministri con proposte che appaiono un po’ troppo improvvisate. Serve invece una presa di posizione chiara e netta da parte del presidente del Consiglio Matteo Renzi in difesa dei redditi del ceto medio”.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti si è detto favorevole a una
sforbiciata delle pensioni più alte.

“Il contributo di solidarietà per il reperimento delle risorse per gli esodati si traduce in sostanza in un aumento della pressione sul ceto medio. Quando il ministro Poletti dice che dipende da dove si fissa l’asticella, significa che il taglio delle pensioni potrebbe scattare a partire da cifre più basse. Insomma, un conto è se l’obiettivo sono le pensioni d’oro, ma se si allarga al reddito lordo medio allora coinvolgerà la stragrande maggioranza degli italiani. Al governo dico: attenzione, è una questione da maneggiare con cura”.

Ma anche una buona dose di fermezza.

“E’ necessaria una politica economica decisa. Serve in innanzitutto un’operazione verità sulla spending review: il lavoro del commissario straordinario Carlo Cottarelli è pronto e va divulgato. Nell’ultima legge di stabilità è stata prevista una riqualificazione della spesa pubblica dal 2014 al 2016 con una riduzione della spesa pubblica pari a due punti del Pil. Bene, ripartiamo da questo e da un alleggerimento fiscale”.

Come ha fatto la Spagna.

“E’ l’esempio da seguire. Bisogna avere il coraggio di fare delle scelte. Soprattutto non possiamo pensare di continuare ad aumentare la pressione impositiva sulle famiglie italiane. Lo abbiamo già fatto con la tassa sulle case e con lo pseudofederalismo fiscale, aumentando il costo del servizi degli enti locali. E a tutto questo non corrisponde una riduzione degli sprechi. Alla fine è chiaro che le piccole e medie imprese, i dipendenti pubblici e i lavoratori autonomi, ovvero le categorie determinanti per lo sviluppo, non riescono a mettere da parte nemmeno un euro. Siamo in una spirale”.

Il governo Renzi va comunque appoggiato?

“Penso debba essere sostenuto, non ci sono alternative. Ha compiuto un passo importante con la riforma della politica, adesso tocca all’economia. Abbiamo diversi dossier sul tavolo, possiamo intervenire. La politica deve assumersi la responsabilità dei tagli alla spesa per far ripartire l’economia. E insieme all’eliminazione della spesa improduttiva, generata là dove vi sono inefficienze, occorrono quei tagli fiscali indispensabili per far risalire il ceto medio sopra la soglia di povertà. L’area moderata e popolare, compresa Forza Italia, deve preparare la sua proposta comune a partire dalla legge di stabilità”.

Claudia Guasco


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Moderati mai più divisi

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I popolari europei possono essere soddisfatti dei risultati maturati in queste elezioni, dalle quali escono rafforzati e in grado di porre un argine alla pericolosa affermazione in molte realtà dei movimenti populisti, col caso eclatante della Le Pen in Francia. L’Italia si pone come baluardo contro l’antieuropeismo anche grazie al contributo di partiti come l’Udc, che si è rivelata determinante per superare lo sbarramento e assicurare rappresentanza a migliaia di elettori che credono nei valori del popolarismo europeo.

Mai come stavolta i cittadini hanno parlato chiaro e indicato una rotta: quella del sostegno all’attività del governo Renzi, di cui l’Udc è parte integrante, ma soprattutto dell’europeismo contro le illusioni demagogiche di Grillo.

E’ un segnale che l’area moderata e popolare ha il dovere di cogliere, mettendo da parte divisioni, tatticismi e leadership calate dall’alto per allestire finalmente anche il suo campo, già in colpevole ritardo rispetto a quello avversario. Tanti moderati sfiduciati sono rimasti a casa o hanno scelto altri partiti: dobbiamo convincerli da subito con una proposta politica nuova e credibile.

Gianpiero