Gianpiero D'Alia

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“La buona direzione”, il programma del meeting di Desenzano del Garda

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Care amiche e cari amici,

venerdì e sabato saremo impegnati in una due giorni organizzata dall’Udc Lombardia a Desenzano del Garda per riflettere sulla “buona direzione” che deve prendere il Paese ma anche l’area popolare. Ecco il programma della manifestazione con tutte le informazioni per raggiungerci a Desenzano.

Gianpiero

“La buona direzione” – il programma


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Per un nuovo protagonismo dei moderati e dei popolari

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Il consiglio nazionale dell’Udc, la lettera aperta del presidente Berlusconi a tutti i moderati e l’assemblea nazionale di Ncd hanno di fatto aperto la discussione sul futuro dell’area moderata e, in particolare, sulla necessità di costruire un nuovo sistema politico diverso da quello che abbiamo conosciuto nella seconda repubblica.
Credo siano tutti fatti positivi che non possono essere liquidati con dichiarazioni intrise di becero tatticismo ma devono essere oggetto di approfondimento sincero.
Il sistema politico italiano non può reggersi su di un monocolore del pd e, sopratutto, sulla nuova e importante leadership politica di questo partito né la terza repubblica ed il nuovo bipolarismo italiano possono reggersi sul confronto tra una sinistra – pur profondamente rinnovata –  da un lato e populismi antisistema dall’altro lasciando fuori dal circuito della partecipazione e della decisione l’area moderata e popolare di questo paese che è maggioritaria ancorché divisa tra chi vota Forza Italia, Udc, Ncd, Scelta Civica, i Popolari per l’Italia e chi a votare non va più perché deluso.
E’ necessario avviare un confronto sereno su valori e programmi di una nuova offerta politica moderata e popolare che veda il concorso di tutti, nessuno escluso, con pari dignità e con profonda umiltà.
Sarà fondamentale ritrovarsi sulla definizione di una proposta comune su riforme istituzionali e legge elettorale che sono il presupposto per un vero cambiamento della politica italiana, su di una grande riforma delle istituzioni politiche europee per liberarle dal peso delle burocrazie e delle lobbies finanziarie che non consentono la partecipazione attiva dei cittadini alle scelte di politica economica e sociale dell’Unione, sulle riforme economiche e sociali che servono ad un salto di qualità del paese (scuola, università, mercato del lavoro, etica pubblica, giustizia, pubblica amministrazione, autonomie regionali e locali);
Penso ad una piattaforma comune tra chi ha la stessa visione della persona, della società e dello stato e vuole costruire insieme abbandonando i vecchi schemi della seconda repubblica che si sono rivelati fallimentari ed incapaci di affrontare la crisi economica e sociale che da parecchi anni ormai rende l’Italia prigioniera dei suoi limiti e delle sue contraddizioni accrescendo povertà e diseguaglianze.
Per fare ciò è importante proseguire il dialogo e il confronto con tutti partendo dal basso senza pensare che una questione complessa come la ricostruzione di una nuova area moderata e popolare possa avvenire tramite la sommatoria di pezzi delle vecchie nomenclature della seconda repubblica: se si vuole assecondare e guidare la voglia di cambiamento che c’è nel paese, e anche tra i nostri elettori, occorre favorire un profondo e qualificato ricambio generazionale che porta con se il valore aggiunto della autorevolezza e della credibilità; autorevolezza e credibilità senza le quali non si va da nessuna parte.
Sono convinto che lo sforzo che il presidente Berlusconi ha compiuto con la sua iniziativa sia assolutamente apprezzabile ed è importante il lavoro che ciascuno di noi sta facendo per capire quale sia il percorso migliore per arrivare ad un nuovo protagonismo dei moderati e dei popolari italiani, senza riserve mentali, furbizie tattiche e pregiudizi pseudointelletualistici.
Noi dell’udc abbiamo iniziato questa discussione nel nostro consiglio nazionale di giovedì scorso aprendo ad un primo confronto con gli amici di Ncd, Sc e Pi. Tale confronto deve essere esteso a quanti, moderati e popolari, si muovono nell’area della maggioranza di governo ma deve sicuramente tenere conto anche della iniziativa messa in campo oggi dal presidente Berlusconi, che rappresenta una fetta importante di quell’elettorato a cui vogliamo rivolgerci, che merita rispetto e non chiusure tattiche, prive di senso umano e politico.
A settembre è mia intenzione convocare un nuovo consiglio nazionale per fare il punto sulla situazione e per decidere con tutto il gruppo dirigente e la base del mio partito quale sia la via più giusta da seguire.  

Gianpiero


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Moderati mai più divisi

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I popolari europei possono essere soddisfatti dei risultati maturati in queste elezioni, dalle quali escono rafforzati e in grado di porre un argine alla pericolosa affermazione in molte realtà dei movimenti populisti, col caso eclatante della Le Pen in Francia. L’Italia si pone come baluardo contro l’antieuropeismo anche grazie al contributo di partiti come l’Udc, che si è rivelata determinante per superare lo sbarramento e assicurare rappresentanza a migliaia di elettori che credono nei valori del popolarismo europeo.

Mai come stavolta i cittadini hanno parlato chiaro e indicato una rotta: quella del sostegno all’attività del governo Renzi, di cui l’Udc è parte integrante, ma soprattutto dell’europeismo contro le illusioni demagogiche di Grillo.

E’ un segnale che l’area moderata e popolare ha il dovere di cogliere, mettendo da parte divisioni, tatticismi e leadership calate dall’alto per allestire finalmente anche il suo campo, già in colpevole ritardo rispetto a quello avversario. Tanti moderati sfiduciati sono rimasti a casa o hanno scelto altri partiti: dobbiamo convincerli da subito con una proposta politica nuova e credibile.

Gianpiero


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#ritornoalfuturo, Gianpiero D’Alia scrive agli elettori

 

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Cara amica, caro amico,

domenica prossima voteremo per il Parlamento europeo, per eleggere i presidenti e i consigli regionali di Piemonte ed Abruzzo e rinnovare numerose amministrazioni comunali.

Abbiamo vissuto una delle peggiori campagne elettorali della nostra storia repubblicana: insulti, minacce, diffuso clima di sfiducia. Probabilmente molti di voi, nauseati dalla volgarità e dall’inconsistenza dei programmi saranno tentati di non andare a votare, altri, spesso legittimamente arrabbiati, troveranno allettante un voto di protesta a formazioni politiche antieuropee e populiste.

C’è chi sminuisce il valore politico di questo test elettorale, personalmente credo che il 25 maggio sia un passaggio fondamentale per la vita del nostro Paese. Si tratta di decidere oggi in quale Italia e in quale Europa vogliamo vivere nei prossimi anni, quale Italia e quale Europa consegniamo ai nostri figli o ai nostri nipoti.

Le donne e gli uomini dell’Udc sono impegnati in questa competizione elettorale sotto il simbolo Udc-Ncd per le europee e le regionali e in tanti comuni si presentano con il tradizionale simbolo dello scudocrociato, ma tutti hanno un comune obiettivo di fondo nel loro programma, che non è soltanto un obiettivo politico, sociale o economico. E’ una responsabilità morale che si chiama futuro. Vogliamo dare ai nostri giovani un’Europa, un’Italia dove si possa ancora sperare e sognare, dove si possa ancora dire ai nostri ragazzi andate e costruite il vostro futuro .

Il ritorno al futuro è la nostra risposta ad un passato che non passa e ad un presente deprimente. Abbiamo costruito una lista per le europee con gli amici del Nuovo Centrodestra guardando al futuro dell’Italia, dell’Europa e dei popolari nel nostro Paese. Ci stiamo impegnando con tutta la nostra forza e la nostra passione perché crediamo che una società è prospera, giusta e moderna solo se è capace di progettare e realizzare il proprio futuro.

Futuro non è una parola astratta. Il futuro è sempre in mezzo a noi, ci circonda, ci guarda, ci ascolta, sono i giovani, i nostri figli, a loro dobbiamo oggi risposte concrete fatte di idee, di ideali, di comportamenti concreti, di fatti. Non di parole, di slogan, di ideologie.

I nostri figli, i nostri giovani sono i veri mattoni viventi che costruiscono l’Europa sognata dai nostri padri, sono la nostra vera grande miniera, quella miniera di capitale umano vera unica risorsa per superare la crisi.

E’ a loro che dobbiamo pensare.

E’ ad essi che dobbiamo restituire il gusto dell’impegno, la voglia del rischio e, soprattutto, la speranza di vincere.

Non ti chiedo un banale voto per le nostre liste, ti chiedo un supplemento di fiducia e di speranza. Ti chiedo di ritornare, con coraggio, al futuro.

Un abbraccio

 

Gianpiero D’Alia

Presidente nazionale dell’UDC

 


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Per un’Europa più popolare

Schermata 04-2456758 alle 09.13.05L’articolo del Presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia apparso sull’ultimo numero della rivista “Formiche”.

Segnare sul calendario con evidenziatore giallo: 25 maggio, la data che cambia l’Europa. E per i politici, da subito, inserire un post-it in ogni agenda o, per i più tecnologici, un alert sul proprio cellulare: bisogna spie- gare agli italiani che l’Europa si avvia alle elezioni più importanti della sua storia. Il passaggio politico che si appresta a vivere il nostro continente non avrà nulla di sconta- to. E non sbaglia chi dice che i cittadini degli Stati europei si troveranno davanti a un referendum. Non uno dei tanti con un quorum da raggiungere, ma il più doloroso, aggiungo io. Perché metterà tutti davanti a un bivio cruciale per il nostro futuro: Europa sì, Euro- pa no. Il grande sogno di Alcide De Gasperi, di Konrad Adenauer e di Robert Schuman rischia davvero di dissolversi. Questo perché alla crisi globale che ha investito da diversi anni ormai il nostro continente, con percentuali di povertà e disoccupazione record, si è contrapposta un’Europa divisa, debole nelle scelte e senza anima. Al deficit economico e sociale si è aggiunto dunque quello politico, in una sequela di errori che ha visto singoli o gruppetti di Stati prendere indigeribili decisioni per tutti, il rigore estremo trionfare sul buonsenso, i cittadini sempre più distanti da un’Europa che non appassiona e non scalda i cuori.

La risposta è stata ovunque, seppur in forme diverse di Stato in Stato, l’affidarsi al populismo e all’antipolitica. In Italia, ad esempio, si è consolidato il Movimento cinque stelle di Grillo: una risposta demagogica che si è rivelata totalmente priva di sostanza alla comprensibile irritazione dei cittadini verso il ceto politico. In altri Pae- si sono emersi fenomeni ancor più gravi e pericolosi: è il caso ad esempio della Grecia, nel quale è sorto e si è affermato Alba Dorata, movimento di matrice neonazista che per larghi tratti ha fatto temere l’esplosione sociale in quel Paese. Ecco allora il grande bivio che ci troveremo davanti: da una par- te un’Europa unita, coesa ed entusiasta, in grado di dimostrarsi competitiva su ogni ter- reno con le grandi potenze mondiali. Dall’al- tra invece un insieme indistinto di nazioni, ognuna con i propri problemi che non riesce a risolvere e con la rispettiva risposta popu- lista. Accomunate solo da obblighi cui adempiere e non da un progetto comune. È l’anticamera della dissoluzione dell’Ue: ognun per sé, senza paracadute per il salto nel buio più rischioso. Di fronte a un pericolo tanto grave, al rischio che l’antieuropeismo sempre più dilagante dilapidi i sacrifici degli ita- liani, la risposta più coerente che possiamo dare sta nell’affermazione dei valori comuni. I nostri, quelli dell’Udc, sono quelli del Partito popolare europeo, di cui siamo parte in- tegrante da sempre. Certo, è complicato es- sere popolari ed europeisti nel momento di massima crisi delle istituzioni e del modello continentale. E ancor più difficile è spiegare alle persone che un’altra Europa è possibile, e che dipende da ognuno di loro. Dal voto che daranno il 25 maggio.

Un’Unione nuova e diversa, che possa partire, ad esempio, dal superamento del modello burocratico e da uno slancio senza più remore verso la federazione politica, verso un nuovo protagonismo dei cittadini nelle scelte sovranazionali. Coraggio, coesione, attenzione agli oltre 500 milioni di cittadini che attendono risposte comuni a problemi comuni: con queste caratteristiche dobbiamo avviarci verso l’unico approdo possibile, gli Stati Uni- ti d’Europa. La gradualità, però, è d’obbligo: non possiamo pensare di arrivarci dalla sera alla mattina, di eliminare tutte le frizioni e i provincialismi di questi anni con un colpo di spugna. Dobbiamo recuperare prima di tutto due qualità: verità e solidarietà. Quella verità che deve portarci a dire ai cittadini che l’uscita dall’euro sarebbe una vera catastrofe, la morte degli Stati e il disastro per tutti, men- tre con grande realismo dobbiamo dire agli italiani che l’integrazione bancaria e fiscale, che la stabilizzazione del debito e del deficit sono scelte giuste e urgenti, senza le quali non supereremo mai la crisi. E poi quella solidarietà tra gli Stati che è a lungo mancata e vuol dire una nuova condivisione di sovra- nità con i nostri partner europei per una vera politica di crescita, orientata a risolvere le disuguaglianze sociali e a creare un argine alla disoccupazione giovanile, a dare risposte comuni su temi centrali per lo sviluppo europeo come l’energia, la semplificazione, l’innovazione.

Ragionare in una prospettiva europea diventa allora imprescindibile per un Paese come l’Italia, che sarà chiamata tra pochi mesi a prendere la guida del semestre Ue e che allo stesso tempo dovrà dimostrare di saper rinnovare la propria politica. Per questo credo che l’appuntamento delle elezioni europee sia un’occasione unica per i partiti di ripensare la propria collocazione e l’intero sistema di rappresentanza. Di fronte a Matteo Renzi che porta il Pd nel Partito socialista europeo, eliminando dunque tante incomprensioni e contraddizioni che si era- no manifestate nei democratici, la risposta popolare non può farsi attendere: bisogna fare fin da subito, fin dalle europee di maggio, il Partito popolare europeo in Italia. E dobbiamo arrivarci con partiti rinnovati, forti perché costruiti sul territorio e non su leadership precostituite, con meccanismi decisionali realmente democratici e un pieno coinvolgimento dei giovani. Una nuova classe dirigente che sappia esprimere, già da queste europee, candidature coerenti e in grado di incidere.

È questo il senso della mia battaglia congressuale nell’Udc attraverso la mozione “#siamopronti per Cambiare”, che certamente non si esaurisce oggi. Con chi fare il Ppe in Italia? Non facciamo fatica a individuare i nostri compagni di viaggio: gli amici popolari con cui condividiamo i gruppi parlamentari e ovviamente l’Ncd di Angelino Alfano. Ma con noi devono esserci anche quelle tante donne e uomini presenti in Forza Italia che credono nei nostri stessi valori e rifiutano le derive populiste. La sfida dei popolari italiani parte dal 25 maggio: dobbiamo essere uniti per la vittoria più importante, perché far vincere i popolari significherà far trionfare l’Europa.