Gianpiero D'Alia

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Per un nuovo protagonismo dei moderati e dei popolari

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Il consiglio nazionale dell’Udc, la lettera aperta del presidente Berlusconi a tutti i moderati e l’assemblea nazionale di Ncd hanno di fatto aperto la discussione sul futuro dell’area moderata e, in particolare, sulla necessità di costruire un nuovo sistema politico diverso da quello che abbiamo conosciuto nella seconda repubblica.
Credo siano tutti fatti positivi che non possono essere liquidati con dichiarazioni intrise di becero tatticismo ma devono essere oggetto di approfondimento sincero.
Il sistema politico italiano non può reggersi su di un monocolore del pd e, sopratutto, sulla nuova e importante leadership politica di questo partito né la terza repubblica ed il nuovo bipolarismo italiano possono reggersi sul confronto tra una sinistra – pur profondamente rinnovata –  da un lato e populismi antisistema dall’altro lasciando fuori dal circuito della partecipazione e della decisione l’area moderata e popolare di questo paese che è maggioritaria ancorché divisa tra chi vota Forza Italia, Udc, Ncd, Scelta Civica, i Popolari per l’Italia e chi a votare non va più perché deluso.
E’ necessario avviare un confronto sereno su valori e programmi di una nuova offerta politica moderata e popolare che veda il concorso di tutti, nessuno escluso, con pari dignità e con profonda umiltà.
Sarà fondamentale ritrovarsi sulla definizione di una proposta comune su riforme istituzionali e legge elettorale che sono il presupposto per un vero cambiamento della politica italiana, su di una grande riforma delle istituzioni politiche europee per liberarle dal peso delle burocrazie e delle lobbies finanziarie che non consentono la partecipazione attiva dei cittadini alle scelte di politica economica e sociale dell’Unione, sulle riforme economiche e sociali che servono ad un salto di qualità del paese (scuola, università, mercato del lavoro, etica pubblica, giustizia, pubblica amministrazione, autonomie regionali e locali);
Penso ad una piattaforma comune tra chi ha la stessa visione della persona, della società e dello stato e vuole costruire insieme abbandonando i vecchi schemi della seconda repubblica che si sono rivelati fallimentari ed incapaci di affrontare la crisi economica e sociale che da parecchi anni ormai rende l’Italia prigioniera dei suoi limiti e delle sue contraddizioni accrescendo povertà e diseguaglianze.
Per fare ciò è importante proseguire il dialogo e il confronto con tutti partendo dal basso senza pensare che una questione complessa come la ricostruzione di una nuova area moderata e popolare possa avvenire tramite la sommatoria di pezzi delle vecchie nomenclature della seconda repubblica: se si vuole assecondare e guidare la voglia di cambiamento che c’è nel paese, e anche tra i nostri elettori, occorre favorire un profondo e qualificato ricambio generazionale che porta con se il valore aggiunto della autorevolezza e della credibilità; autorevolezza e credibilità senza le quali non si va da nessuna parte.
Sono convinto che lo sforzo che il presidente Berlusconi ha compiuto con la sua iniziativa sia assolutamente apprezzabile ed è importante il lavoro che ciascuno di noi sta facendo per capire quale sia il percorso migliore per arrivare ad un nuovo protagonismo dei moderati e dei popolari italiani, senza riserve mentali, furbizie tattiche e pregiudizi pseudointelletualistici.
Noi dell’udc abbiamo iniziato questa discussione nel nostro consiglio nazionale di giovedì scorso aprendo ad un primo confronto con gli amici di Ncd, Sc e Pi. Tale confronto deve essere esteso a quanti, moderati e popolari, si muovono nell’area della maggioranza di governo ma deve sicuramente tenere conto anche della iniziativa messa in campo oggi dal presidente Berlusconi, che rappresenta una fetta importante di quell’elettorato a cui vogliamo rivolgerci, che merita rispetto e non chiusure tattiche, prive di senso umano e politico.
A settembre è mia intenzione convocare un nuovo consiglio nazionale per fare il punto sulla situazione e per decidere con tutto il gruppo dirigente e la base del mio partito quale sia la via più giusta da seguire.  

Gianpiero


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Rompere il sodalizio perverso tra politica e ultrà

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Le soluzioni prospettate in queste ore dal premier Renzi e dal ministro Alfano per riportare le famiglie allo stadio e allontanare i violenti con pesanti misure coercitive vanno sostenute senza ipocrisie da tutte le forze politiche. La prima cosa da fare, allora, è rompere una volta per tutte quel sodalizio perverso che intercorre tra le tifoserie più estreme delle curve italiane e certa politica senza scrupoli. Esistono ultrà di destra e di sinistra, ma esistono anche estremisti seduti in Parlamento che negli anni, pur di attingere a quei bacini di voti, hanno diluito nelle Aule i provvedimenti necessari per fermare lo strapotere del tifo organizzato.
Altro tema centrale è la riorganizzazione delle responsabilità all’interno degli stadi: non possiamo pensare che le società scarichino ancora il problema della sicurezza sullo Stato, con le Forze dell’Ordine distolte quasi ogni giorno dalle attività di ordine pubblico nelle città. La piena responsabilizzazione delle società e un sistema di sanzioni, sportive e non solo, per chi non si dimostra all’altezza può aiutare anche a spezzare l’altro circuito, quello tra società di calcio e tifoserie, che è causa dei tanti gravi episodi cui abbiamo assistito in questi anni.
Gianpiero

 


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Europee, Sicilia e Messina: l’Udc scopre le carte

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L’intervista a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi su “La Gazzetta del Sud”

Europa, Sicilia, Messina. E una data: 25 maggio. Gianpiero D’Alia, 48 anni, leader dell’Udc tout court, ultimo ministro messinese della Repubblica, ma soprattutto uno dei pochi “animali politici” rimasti in circolazione, si spende su più fronti sapendo che tra poco più di un mese ci sarà un voto che aprirà nuove stagioni politiche.

La lista alle Europee con Ncd è una necessità dettata dai sondaggi oppure una scelta strategica?

«Non è un cartello elettorale, ma la presa d’atto che il sistema bipolare, contro cui l’Udc si è sempre battuta, è finito. L’hanno certificato le ultime elezioni politiche. A questo punto, nel momento in cui si ricompone il quadro politico, abbiamo fatto una scelta: quella di unire i moderati. L’alleanza con Ncd va in questa direzione».

Quindi il berlusconismo è finito?

«Dal 2011. L’hanno tenuto in vita le inchieste giudiziarie sul Cavaliere».

Prospettive?

«Enormi. Il bacino elettorale dei moderati ha un elettorato vastissimo. Bisogna organizzarlo, così come Renzi sta facendo con la sinistra italiana».

Moderato in Europa si traduce in Merkel. Non è mil massimo della popolarità.

«La colpa di come vanno le cose non è della Merkel ma delle isti tuzioni europee. Che bisogna riformare».

La Regione siciliana è passata da tempo a peggior vita. E il bipolarismo non c’entra.

«Lì la colpa è della transumanza che si verifica all’interno dell’Assemblea. Dove transumanza significa impedire ogni riforma e continuare con il clientelismo».

Voi siete immuni?

«Noi abbiamo fatto scelte coraggiose e trasparenti. Ci siamo alleati con un uomo di sinistra come Crocetta che ha avuto il coraggio di rompere gli schemi tradizionali di quell’area. L’abbiamo sostenuto anche alimentando un dibattito interno lacerante, come quello che si sta svolgendo in questi giorni, dentro il nostro partito e che non si può ridurre a una questione di posti in giunta o di indicare quello o quell’altro nome come assessore. Non nascondendoci, però, che dopo un anno il bilancio è negativo».

Lo abbandonate a se stesso?

«Dopo un anno? No. Gli chiediamo di fare però uno sforzo».

Fiducia a tempo?

«Un anno, se governa. Con un invito.

Quale?

«Allargare i confini della maggioranza».

Larghe intese alla siciliana?

«Larghe intese, semplicemente. Solo così si possono fare le riforme e rendere innocua la transumanza».

Una delle poche riforme che sono state varate porta il nome di città metropolitane che a Messina si traduce in Area dello Stretto. Un bel contenitore, però vuoto.

« L’Area dello Stretto è stata fortemente voluta dall’Udc. Siamo convinti che ha un gran- de potenziale per attrarre inve- stimenti pubblici e privati. Ha un’offerta turistica d’assoluto valore e può offrire servizi di grande qualità. A questo punto chi ha incarichi istituzionali deve riempire quel contenitore».

Accorinti, ad esempio.

«Io ho sostenuto e sostengo il sindaco di Messina che guida una giunta civica. Ma con proondo rammarico devo dire che questa leadership non viene svolta dalla sua Amministrazione, con il rischio che Taormina vada da una parte, le Eolie da un’altra e Messina si ritrovi a fare i conti con un’altra occasione storica sprecata».

Tradotto significa che Accorinti si deve dare una mossa?

«Al più presto. La sua azione non può limitarsi solo alla battaglia per il mantenimento dell’Autorità portuale. Apra un tavolo istituzionale con tutte le Amministrazioni che fanno parte dell’Area metropolitana per comprendere come concretizzare questa prospettiva di sviluppo. Tocca a Messina, al suo sindaco prendere l’iniziativa».

E se prende tempo, se non agisce? 

«Sarà un disastro. Vogliamo davvero che le norme regionali per l’attuazione dell’area metropolitana non vedano la luce?».

Un consiglio al sindaco di Messina?

«Il misticismo va bene ma non basta se non si ha credibilità a Roma e a Palermo, come a Strasburgo. Sta passando l’ultimo treno: saltiamoci su».