Gianpiero D'Alia

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La Gazzetta del Sud/ Intervista a Gianpiero D’Alia

Schermata 06-2457181 alle 08.56.23Pubblichiamo l’intervista di Sebastiano Caspanello a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi su La Gazzetta del Sud

II “modello Firetto” di Agrigento da esportare, a palazzo d’Orléans e all’Ars. Il governo Crocetta, che ha bisogno di «un salto di qualità», nel segno della «concretezza». Perché il pericolo dell’antipolitica è ancora concreto e l’area dei moderati ha bisogno di un leader. Di una fetta importante, di quell’area, è senza dubbio il leader Gianpiero D’Alia. Il cui partito, l’Udc, si fa sempre presto a dare per morto, per poi però risorgere sempre, risultando spesso anche determinante.

On. D’Alia, qual è il “segreto” deU’Udc?

«Nessun segreto, noi interpretiamo quell’area moderata che in questo Paese e anche nella nostra Regione oggi non ha un’offerta politica in linea con l’orientamento della maggioranza degli elettori. I dati delle ultime competizioni, dalle politiche alle regionali alle europee, certificano che mentre a sinistra Renzi ha avviato un processo di modemizzazione, a destra c’è una crisi profonda perché l’unica offerta sembra essere quella del populismo di Salvini o di Cinquestelle, mentre invece c’è anche lì un’area moderata importante». Continua a leggere


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Rovinati dai “Canciabannera”!

imagesPubblichiamo l’intervista rilasciata da Gianpiero D’Alia a Daniele De Joannon per il settimanale “Centonove”

MESSINA. Per lui, il problema non è tanto Crocetta, «quanto una politica che in Sicilia, da venti anni, si basa sui cambi di casacca». È un fiume in piena, Gianpiero D’ Alia, deputato nazionale, presidente dell’ Udc e ormai volto “giovane” e consolidato dei centristi siciliani e italiani.

D’Alia, lei ha espresso soddisfazione per la nomina di Jean-Claude Juncker a nuovo presidente della Commissione europea: a distanza di quasi due anni, è ancora soddisfatto per l’ elezione di Rosario Crocetta?

«Domanda di riserva?».

Di solito la chiede sempre il suo collega del Pd, Francantonio Genovese, quando non vuol rispondere…

«Guardi, mi sto toccando… A questo punto rispondo. Soddisfatto? È chiaro che si può fare di più e meglio, però se pensiamo che il problema sia legato al presidente siamo fuori strada. Il problema è l’ assenza di una maggioranza definita e coesa, una circostanza che rende più precaria la condizione del governo».

E questo da chi dipende?

«L’ errore politico commesso, più che da lui dai suoi consiglieri politici o presunti tali, ma non faccio nomi neanche sotto tortura, è di aver scelto non la strada di una responsabilizzazione dei due principali partner, Udc e Pd, ma quella delle maggioranze a geometrie variabili, affidamndosi a singoli parlamentari o a transumanze».

Un segnale sono anche lo sfaldamento del Megafono o la creazione di Articolo 4 da parte di Lino Leanza?

«Mi sembra di aver già risposto. Comunque, il problema della sicilia è che, dall’ inizio di questa legislatura a oggi, una buona parte dei parlamentari ha già cambiato gruppo e partito: questo è il vero cancro della politica siciliana. Il cambiar casacca è il problema delle istituzioni politiche ed è ciò che crea danni al governo Crocetta e che dà una patente di inaffidabilità alla Sicilia nel resto d’ Italia. Passiamo per poco credibili perché siamo pronti a cambiare con un soffio di vento. È la storia recente, a dirlo: pensiamo al ribaltone fatto nel 1998, che portò al governo Capodicasa, e alla transumanza di deputati che ci fu all’ epoca. E pensiamo, soprattutto alla presidenza di Raffaele Lombardo, nata col centrodestra e morta col centrosinistra. La storia dell’ ultimo ventennio è fatta di tante becere operazioni “milazziste”».

A chi sono utili?

«Ai singoli eletti che si garantiscono fette di elettorato attraverso una parte di spesa pubblica regionale. Ecco perché qualunque riforma reale viene paralizzata, perché si comprometterebbe la propria elezione. Crocetta, insomma, ha commesso l’ errore di continuare a fare ciò che ha caratterizzato il suo predecessore».

La via d’ uscita, secondo D’Alia?

«Un governo politico a tutto tondo, per fare in modo che i partiti non si chiamino fuori dalle questioni. Perché, sia chiaro, gli assessori esterni, pur indicati dai partiti, possono svincolarsi dalle responsabilità, attribuendosi solo i meriti e scaricando tutte le colpe su Crocetta se qualcosa va male. Se, ad esempio, il presidente avesse inserito in giunta il segretario regionale e il capogruppo dell’ Udc, nessuno del mio partito avrebbe potuto fare a meno di appoggiare provvedimenti relativi a riforme e spesa pubblica».

Insomma, sarebbe stato meglio se alle regionali il candidato governatore fosse stato lei…

«Beh, io non mi sono mai candidato, e quindi non posso giudicare dall’ esterno e cosa avrei potuto fare».

Maggioranza regionale: cosa pernsa dovrebbero fare i vostri alleati del Nuovo Centro Destra?

«Con Alfano abbiamo fatto le europee insieme, anche per costruire un nuovo soggetto politico. Mi auguro che si prosegua su questa strada, ma noto un assordante silenzio. In Sicilia, per rilanciare l’ azione di governo bisognava riempire la maggioranza non di singoli deputati ma di una forza politica responsabile come l’ Ncd. Anche se, per la verità, gli amici brillano per assenza politica».

Con Genovese del Pd in caduta libera, il pallino della politica messinese chi lo tiene in mano?

“Nel mio partito continiamo a lavorare, degli altri poco mi importa. Ciò che mi preoccupa di più è l’ assenza di una discussione seria su città metropolitana e liberi consorzi, che sono il futuro dell’ economia e dello sviluppo. Per questo ho chiesto agli assessori regionali Valenti e Torrisi di farsi promotori di iniziative sul tema a Messina. Perché gli altri si stanno organizzando, mentre noi siamo fermi al palo».

Cosa ne pensa del sindaco dello Stretto Renato Accorinti, dopo un anno di governo?

«Il mio giudizio non è positivo perché l’ unica cose di cui la città ha bisogno è una buona amministrazione. È troppo semplicistico, di fronte ai problemi, richiamarsi sempre alle eredità del passato. Adesso Accorinti è padrone delle proprie azioni e se, ad esempio, il servizio di igiene pubblica fa ancora schifo dopo un anno e mezzo, non può riportare sempre tutto sulla sindacatura Buzzanca».


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Europee, Sicilia e Messina: l’Udc scopre le carte

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L’intervista a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi su “La Gazzetta del Sud”

Europa, Sicilia, Messina. E una data: 25 maggio. Gianpiero D’Alia, 48 anni, leader dell’Udc tout court, ultimo ministro messinese della Repubblica, ma soprattutto uno dei pochi “animali politici” rimasti in circolazione, si spende su più fronti sapendo che tra poco più di un mese ci sarà un voto che aprirà nuove stagioni politiche.

La lista alle Europee con Ncd è una necessità dettata dai sondaggi oppure una scelta strategica?

«Non è un cartello elettorale, ma la presa d’atto che il sistema bipolare, contro cui l’Udc si è sempre battuta, è finito. L’hanno certificato le ultime elezioni politiche. A questo punto, nel momento in cui si ricompone il quadro politico, abbiamo fatto una scelta: quella di unire i moderati. L’alleanza con Ncd va in questa direzione».

Quindi il berlusconismo è finito?

«Dal 2011. L’hanno tenuto in vita le inchieste giudiziarie sul Cavaliere».

Prospettive?

«Enormi. Il bacino elettorale dei moderati ha un elettorato vastissimo. Bisogna organizzarlo, così come Renzi sta facendo con la sinistra italiana».

Moderato in Europa si traduce in Merkel. Non è mil massimo della popolarità.

«La colpa di come vanno le cose non è della Merkel ma delle isti tuzioni europee. Che bisogna riformare».

La Regione siciliana è passata da tempo a peggior vita. E il bipolarismo non c’entra.

«Lì la colpa è della transumanza che si verifica all’interno dell’Assemblea. Dove transumanza significa impedire ogni riforma e continuare con il clientelismo».

Voi siete immuni?

«Noi abbiamo fatto scelte coraggiose e trasparenti. Ci siamo alleati con un uomo di sinistra come Crocetta che ha avuto il coraggio di rompere gli schemi tradizionali di quell’area. L’abbiamo sostenuto anche alimentando un dibattito interno lacerante, come quello che si sta svolgendo in questi giorni, dentro il nostro partito e che non si può ridurre a una questione di posti in giunta o di indicare quello o quell’altro nome come assessore. Non nascondendoci, però, che dopo un anno il bilancio è negativo».

Lo abbandonate a se stesso?

«Dopo un anno? No. Gli chiediamo di fare però uno sforzo».

Fiducia a tempo?

«Un anno, se governa. Con un invito.

Quale?

«Allargare i confini della maggioranza».

Larghe intese alla siciliana?

«Larghe intese, semplicemente. Solo così si possono fare le riforme e rendere innocua la transumanza».

Una delle poche riforme che sono state varate porta il nome di città metropolitane che a Messina si traduce in Area dello Stretto. Un bel contenitore, però vuoto.

« L’Area dello Stretto è stata fortemente voluta dall’Udc. Siamo convinti che ha un gran- de potenziale per attrarre inve- stimenti pubblici e privati. Ha un’offerta turistica d’assoluto valore e può offrire servizi di grande qualità. A questo punto chi ha incarichi istituzionali deve riempire quel contenitore».

Accorinti, ad esempio.

«Io ho sostenuto e sostengo il sindaco di Messina che guida una giunta civica. Ma con proondo rammarico devo dire che questa leadership non viene svolta dalla sua Amministrazione, con il rischio che Taormina vada da una parte, le Eolie da un’altra e Messina si ritrovi a fare i conti con un’altra occasione storica sprecata».

Tradotto significa che Accorinti si deve dare una mossa?

«Al più presto. La sua azione non può limitarsi solo alla battaglia per il mantenimento dell’Autorità portuale. Apra un tavolo istituzionale con tutte le Amministrazioni che fanno parte dell’Area metropolitana per comprendere come concretizzare questa prospettiva di sviluppo. Tocca a Messina, al suo sindaco prendere l’iniziativa».

E se prende tempo, se non agisce? 

«Sarà un disastro. Vogliamo davvero che le norme regionali per l’attuazione dell’area metropolitana non vedano la luce?».

Un consiglio al sindaco di Messina?

«Il misticismo va bene ma non basta se non si ha credibilità a Roma e a Palermo, come a Strasburgo. Sta passando l’ultimo treno: saltiamoci su».