Gianpiero D'Alia

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D’Alia: moderati da unire, le alleanze verranno dopo

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L’intervista di Giacinto Pipitone a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi sul Giornale di Sicilia

«Siamo impegnati con gli amici di Ncd nella costruzione di un nuovo soggetto, Area Popolare, che contribuisca alla aggregazione dei moderati. Abbiamo anche un buon dialogo con il Pd e il suo segretario Fausto Raciti. Ma non c’è alcun dogma e tutto dipenderà dai risultati del governo politico che abbiamo da poco costituito alla Regione»: Gianpiero D’Alia, leader dell’Udc, stoppa il toto alleanze e si mostra molto cauto soprattutto sulla eventuale ricandidatura di Crocetta.

Negli ultimi giorni avete ricevuto da Forza Italia l’invito esplicito a lavorare per la ricostruzione del centrodestra. Cosa risponde a Silvio Berlusconi e Gianfranco Miccichè?
«Innanzitutto va premesso che il centrodestra non può essere il remake di quello che si presentò alle elezioni 20 anni fa. Quello era frutto di un contesto storico finito, a Roma come in Sicilia. Ma il problema non è solo questo. È la prospettiva che va cambiata».

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D’Alia: «È mancata un’ offerta dei moderati In Sicilia si può recuperare»

Schermata 04-2456758 alle 09.13.05L’intervista di Lillo Miceli a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi dal quotidiano La Sicilia.

PALERMO. Sembrava che più in basso della Sicilia, quando nell’ ottobre del 2012, votò il 47% degli aventi diritto al voto, non si potesse andare. Invece, è accaduto: domenica, in Calabria ha votato il 43,8% degli elettori; in Emilia Romagna, la regione che ha sempre fatto registrare le più alte percentuali di votanti, appena il 37,7%.

Il motivo?La crisi economica senz’altro, ma anche la pessima immagine che le Regioni hanno dato di sé negli ultimi tempi. «Queste elezioni regionali – ha sottolineato il presidente nazionale dell’ Udc, Gianpiero D’ Alia (l’ Udc era alleato con Ncd) – sono avvenute in un momento di grande confusione. Il dato politico è la forte astensione dal voto in Emilia Romagna». Regione in cui Udc e Ncd, che avevano una lista unica, non sono riusciti a superare lo sbarramento de 3% (in Calabria invece hanno superato l’ 8%). In queste elezioni, secondo D’ Alia, sono mancati i partiti moderati. «Non c’ è stata l’ offerta moderata – ha aggiunto il presidente dell’ Udc – che avrebbe potuto dare uno schieramento formato da Forza Italia, Nuovo centrodestra, Udc e Scelta civica. C’ è stata in gara la Lega di Salvi ni che, però, è fuori dal contesto. Lega che, comunque, ha cannibalizzato Forza Italia». Il Pd di Renzi, di fronte al dissolvimento del centrodestra, non poteva fare altro che vincere.

«La gente – secondo D’ Alia vive la politica sempre con maggiore distanza e in qualche caso con insofferenza. Tra Renzi e Salvini manca una forza moderata. È questo il vero problema». Se domani si votasse in Sicilia per eleggere il presidente della Regione? «Qui, per fortuna, abbiamo tre anni di tempo per dare risposte alle emergenze e per risanare i conti pubblici. Il presidente della Regione, Crocetta, dopo la formazione dell’ ultimo governo ha molte più opportunità di dialogo, non solo con le forze della coalizione di maggioranza, ma anche con le opposizioni. Credo che ci siano tutte le condizioni per cercare di risalire la china».

Il Crocetta-ter è impegnato in questi giorni nella redazione del Documento economico finanziario (Def) e del disegno di legge di stabilità per il 2015. Ed è in questa occasione che bisogna mettere i primi punti fermi. Gli assessori, con quello all’ Economia in testa, sono impegnati nella individuazione di sprechi e privilegi. Ma anche le forze politiche della maggioranza saranno coinvolte. «Il presidente della Regione – ha rivelato D’ Alia – intende riunire attorno ad un tavolo segretari e capigruppo della coalizione per condividere le scelte di bilancio che dovranno poi essere sostenute in Aula. Sulla legge elettorale e la riforma dello Statuto speciale, dovranno essere coinvolte anche le opposizioni perché le regole si scrivono insieme. Insomma, c’ è tanta carne al fuoco».

Intanto, puntualmente è tornata la questione del rinnovo dei contratti dei precari degli enti locali. In commissione Bilancio della Camera, le resistenze sono notevoli. «Abbiamo una legge nazionale che ho fatto io e una regionale di Patrizia Valenti; leggi che prevedono prepensionamenti, nuove piante organiche…, ma non è stato fatto nulla. Ecco perché ora c’ è bisogno di un emendamento».


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D’Alia a Forza Italia: «Serve un accordo elettorale per le riforme»

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L’intervista di Giacinto Pipitone a Gianpiero D’Alia pubblicata su il Giornale di Sicilia.

Propone alle forze del centrodestra un patto per approvare le riforme istituzionali in Sicilia e anticipa che Udc e Ncd stanno per dare vita a un nuovo partito insieme. Gianpiero D’ Alia, leader dell’ Udc, prova ad imprimere un’ accelerazione all’ agenda politica a due settimane della nascita del nuovo governo.

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Per un nuovo protagonismo dei moderati e dei popolari

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Il consiglio nazionale dell’Udc, la lettera aperta del presidente Berlusconi a tutti i moderati e l’assemblea nazionale di Ncd hanno di fatto aperto la discussione sul futuro dell’area moderata e, in particolare, sulla necessità di costruire un nuovo sistema politico diverso da quello che abbiamo conosciuto nella seconda repubblica.
Credo siano tutti fatti positivi che non possono essere liquidati con dichiarazioni intrise di becero tatticismo ma devono essere oggetto di approfondimento sincero.
Il sistema politico italiano non può reggersi su di un monocolore del pd e, sopratutto, sulla nuova e importante leadership politica di questo partito né la terza repubblica ed il nuovo bipolarismo italiano possono reggersi sul confronto tra una sinistra – pur profondamente rinnovata –  da un lato e populismi antisistema dall’altro lasciando fuori dal circuito della partecipazione e della decisione l’area moderata e popolare di questo paese che è maggioritaria ancorché divisa tra chi vota Forza Italia, Udc, Ncd, Scelta Civica, i Popolari per l’Italia e chi a votare non va più perché deluso.
E’ necessario avviare un confronto sereno su valori e programmi di una nuova offerta politica moderata e popolare che veda il concorso di tutti, nessuno escluso, con pari dignità e con profonda umiltà.
Sarà fondamentale ritrovarsi sulla definizione di una proposta comune su riforme istituzionali e legge elettorale che sono il presupposto per un vero cambiamento della politica italiana, su di una grande riforma delle istituzioni politiche europee per liberarle dal peso delle burocrazie e delle lobbies finanziarie che non consentono la partecipazione attiva dei cittadini alle scelte di politica economica e sociale dell’Unione, sulle riforme economiche e sociali che servono ad un salto di qualità del paese (scuola, università, mercato del lavoro, etica pubblica, giustizia, pubblica amministrazione, autonomie regionali e locali);
Penso ad una piattaforma comune tra chi ha la stessa visione della persona, della società e dello stato e vuole costruire insieme abbandonando i vecchi schemi della seconda repubblica che si sono rivelati fallimentari ed incapaci di affrontare la crisi economica e sociale che da parecchi anni ormai rende l’Italia prigioniera dei suoi limiti e delle sue contraddizioni accrescendo povertà e diseguaglianze.
Per fare ciò è importante proseguire il dialogo e il confronto con tutti partendo dal basso senza pensare che una questione complessa come la ricostruzione di una nuova area moderata e popolare possa avvenire tramite la sommatoria di pezzi delle vecchie nomenclature della seconda repubblica: se si vuole assecondare e guidare la voglia di cambiamento che c’è nel paese, e anche tra i nostri elettori, occorre favorire un profondo e qualificato ricambio generazionale che porta con se il valore aggiunto della autorevolezza e della credibilità; autorevolezza e credibilità senza le quali non si va da nessuna parte.
Sono convinto che lo sforzo che il presidente Berlusconi ha compiuto con la sua iniziativa sia assolutamente apprezzabile ed è importante il lavoro che ciascuno di noi sta facendo per capire quale sia il percorso migliore per arrivare ad un nuovo protagonismo dei moderati e dei popolari italiani, senza riserve mentali, furbizie tattiche e pregiudizi pseudointelletualistici.
Noi dell’udc abbiamo iniziato questa discussione nel nostro consiglio nazionale di giovedì scorso aprendo ad un primo confronto con gli amici di Ncd, Sc e Pi. Tale confronto deve essere esteso a quanti, moderati e popolari, si muovono nell’area della maggioranza di governo ma deve sicuramente tenere conto anche della iniziativa messa in campo oggi dal presidente Berlusconi, che rappresenta una fetta importante di quell’elettorato a cui vogliamo rivolgerci, che merita rispetto e non chiusure tattiche, prive di senso umano e politico.
A settembre è mia intenzione convocare un nuovo consiglio nazionale per fare il punto sulla situazione e per decidere con tutto il gruppo dirigente e la base del mio partito quale sia la via più giusta da seguire.  

Gianpiero


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D’ Alia: «Bisogna unire i moderati che sono al governo»

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L’intervista del Presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia pubblicata oggi sul Giornale di Sicilia.

di Giacinto Pipitone
Propone a livello nazionale «la creazione di un’ unica forza politica che metta insieme, dall’ Udc a Forza Italia, i partiti che si riconoscono nel Ppe». E per la Regione rilancia l’ idea di un allargamento della maggioranza al Nuovo Centrodestra «al posto di quelle aree che rappresentano piccoli e opachi interessi»: Gianpiero D’ Alia, leader dello Scudocrociato, prova a dare una prospettiva di medio periodo ai risultati elettorali.
Quale dev’ essere il progetto dei moderati?
«L’ unione fra Udc ed Ncd ha dato risultati positivi. Ora si deve andare avanti. Dobbiamo mettere insieme in un’ unica forza parlamentare tutti i gruppi di area moderata che si riconoscono nel Ppe e che si riconoscono nel governo. Così getteremo le basi per una nuova forza politica nazionale che non potrà prescindere dal dialogo con Forza Italia».
Cosa le fa pensare che funzionerebbe?
«Le elezioni ci hanno detto chiaramente che la gente è stanca di populismi e risse. Cerca invece affidabilità e stabilità per affrontare la crisi. Per questo ha premiato i partiti che si sono rinnovati, anche e soprattutto nei gruppi dirigenti, come il Pd e perfino la Lega e Fratelli d’ Italia. Il nostro risultato è stato positivo e Forza Italia non ha straperso ma eravamo tutti senza una leadership e con liste diverse: questo ha creato scompiglio. Ma Renzi non potrà continuare a interpretare la destra e la sinistra e per questo c’è bisogno di una forza popolare che nell’ottica di un bipolarismo sano si candidi alla guida del Paese. Tutto ciò non può essere evidente- mente riconducibile al vecchio centrodestra e alle sue vecchie alleanze».
E dunque?
«Poichè sono convinto che l’ area moderata valga il 30% nel Paese, il prossimo passo dobbiamo farlo alle elezioni che si svolgono in 7 Regioni fra un anno. Apriamo un tavolo in queste Regioni, mettiamo insieme le forze che si riconoscono nel Ppe, scegliamo i candidati con le primarie. E creiamo le basi per un unico grande partito popolare in Italia. Senza gli estremismi come la Lega e Fratelli d’ Italia».
Secondo lei questo è realizzabile anche in Sicilia, dove voi siete al governo e Alfano all’ opposizione?
«In Sicilia si vota fra 3 anni e mezzo. E comunque noi proponiamo da tempo di allargare la maggioranza ad Alfano. Crocetta è a un bivio, può andare avanti restando ostaggio delle piccole forze che cambiano continuamente maggioranza. O portare avanti le riforme. Se porta a casa la semplificazione amministrativa, la nuova programmazione dei fondi europei, un piano per risanare il bilancio e uno per il lavoro, può andare avanti altrimenti sarà difficile evitare il default».

Lei crede alle ipotesi di commissariamento o voto anticipato?
«Io credo che scaricare su Crocetta tutte le responsabilità sia eccessivo. E lo è anche tentare di farlo cadere per vie extraparlamentari. Ormai il rimpasto è fatto, anche se si è svolto in un contesto surreale. E guardano a come sono state composte le liste, con l’ ingresso di Articolo 4 in quella del Pd, mi sembra di poter dire che lo stesso Pd non possa chiedere di più visto che si rifanno a lui dieci dodicesimi della giunta. Ora pensiamo alle riforme».

 

 


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D’Alia: Udc-Ncd insieme anche dopo il voto per il Ppe in Italia

Schermata-10-2456579-alle-09.47.25-211x300L’intervista del Presidente nazionale dell’Udc Gianpiero D’Alia pubblicata oggi su “il Messaggero”.

Il progetto federativo verso una nuova formazione di centrodestra muove i primi passi con l’intesa Ncd-Udc. L’accordo con i popolari di Mario Mauro si va definendo. L’obiettivo è attirare i delusi di Forza Italia, un bacino che estenderebbe di molto i confini della nuova forza politica. L’Udc ha aderito al progetto. Non è stata una scelta semplice né neanche scontata.
Presidente D’Alia che cosa risponde a chi sostiene che questa nuova forza politica che comprende è il solito cartello elettorale in vista delle Europee?

«Noi dell’Udc abbiamo voluto fortemente questa alleanza per iniziare un percorso politico nuovo. Sappiamo che questo è solo il primo passo di un progetto che abbiamo in testa da sempre: la ricostruzione dell’area moderata e popolare».

In questo modo l’Udc verrà assimilato al centrodestra.

«Nel 2006 l’Udc ruppe con Berlusconi e col centrodestra perché quell’alleanza anziché trasformarsi nel casa dei moderati era diventata la casa dei populismi e degli estremismi. Il nostro leader Casini intraprese a quel punto una battaglia in solitario per cambiare il sistema politico italiano. Nel 2013 quel bipolarismo è finito, purtroppo non per merito dei moderati bensì per il successo elettorale di Beppe Grillo. Ora non siamo più dinanzi ad una contrapposizione secondo il vecchio schema della seconda Repubblica, il solito centrodestra contro il solito centrosinistra. E Matteo Renzi nel frattempo ha cambiato il Pd, rotto con Vendola, cambiato la sinistra italiana e il sistema politico. La stessa cosa vuole fare l’Udc da tempo nell’altra metà campo: e il passo comune con Alfano conferma che siamo sulla strada giusta per attrezzare il fronte moderato e popolare. Che non può escludere certamente chi si sente ancora rappresentato da Forza Italia».

Berlusconi ha fatto sapere che la riforma del Senato così come sta nascendo non gli va più bene. Si metterà di traverso.

«Io penso che Berlusconi abbia fatto bene a fare l’accordo con Renzi. Noi lo abbiamo incoraggiato. Ma non credo abbia interesse a farlo saltare ora. Ostacolare questo processo per il leader di Forza Italia sarebbe un atto di autolesionismo anche per quel progetto dell’area moderata italiana. Le riforme costituzionali e le regole vanno scritte col contributo di tutti».

Che cosa vi impediva di stringere un’alleanza con Renzi?

«La nostra è una storia diversa. Renzi ha collocato il Pd nel Pse, noi interpretiamo il nostro ruolo e quello dei popolari come alternativa alla sinistra e sosteniamo in Europa Juncker e il Ppe».

Lo scudocrociato nel simbolo dell’Ncd. Più che una fusione c’è chi sostiene sia un’“annessione”.

«C’è il nostro nome e il nostro simbolo. Altro che annessione: partecipiamo con pari dignità a un progetto ambizioso. E chi pensa che siamo un partito in svendita si sbaglia. Non credo comunque che sia la veste tipografica di un simbolo a determinare i contenuti e la prospettiva di un progetto politico. Credo che questa alleanza per noi sia l’approdo più naturale. E siamo contenti che gli amici dell’Ncd siano insieme a noi in lista per le Europee per continuare quel percorso che abbiamo iniziato nel 2006»,

Claudio Marincola