Gianpiero D'Alia

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«Sui diritti vedo toni esasperati così diventa guerra di religione»

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L’intervista di Gigi Di Fiore a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi su il Mattino.

Già ministro con il governo Letta, l’ onorevole Gianpiero D’ Alia è il presidente nazionale dell’ Udc. Avvocato e componente di più commissioni parlamentari, è un’ altra voce, tra i moderati, sulle questioni del riconoscimento di diritti alle coppie gay conviventi. Questioni su cui le idee e le valutazioni sono, negli ultimi giorni, davvero tante e differenti.

Presidente D’ Alia, si infiamma il dibattito sul riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto gay?
«Sì, assistiamo a iniziative e prese di posizione davvero eterogenee. Il dibattito sta assumendo toni che mi appaiono surreali. Si sta ingaggiando una specie di guerra di religione, dai toni esasperati». Continua a leggere


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“Serve un partito del ceto medio, basta con le tasse sulle famiglie”

imagesL’intervista al Presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia pubblicata su il Messaggero di oggi. 

MILANO – E’ stata la colonna portante del nostro Paese, quella fascia sociale che riusciva a mettere da parte una fetta del propriostipendio e sosteneva i consumi. «Ma ora la classe media sta dando fondo agli ultimi risparmi ed è arrivato il momento di passare all’azione», afferma Gianpiero D’Alia, deputato e presidente dell’Udc. I tempi sono stretti, dovrà essere tra le prime voci dell’agenda del governo già a settembre:  “E’ necessario varare, al rientro dalle vacanze, un pacchetto di norme tutte indirizzate al ceto medio, messo a durissima prova da anni di crisi economica. Va da sé che ogni intervento, a partire dall’eventuale contributo sulle pensioni di cui si discute in questi giorni, non potrà ulteriormente tartassare chi costituisce l’ossatura produttiva del Paese e allo stesso tempo il motore della sua ripartenza in direzione della crescita”.

Oggi solo il 39% degli italiani fa parte del ceto medio, rispetto al
70% del 2002. Come va sostenuto?

“I piani di intervento sono due, uno riguarda la politica economica e l’altro la politica vera e propria. Al momento il ceto medio non ha un riferimento politico: serve un nuovo soggetto che si faccia interprete dei suoi interessi, che metta al centro della sua azione la parte più importante del Paese, quella che risparmia e che investe. Fino ad oggi non c’è stato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sulla difesa del ceto medio il governo ha il compito di parlare con un’unica voce, mentre ora
assistiamo alle esternazioni di ministri con proposte che appaiono un po’ troppo improvvisate. Serve invece una presa di posizione chiara e netta da parte del presidente del Consiglio Matteo Renzi in difesa dei redditi del ceto medio”.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti si è detto favorevole a una
sforbiciata delle pensioni più alte.

“Il contributo di solidarietà per il reperimento delle risorse per gli esodati si traduce in sostanza in un aumento della pressione sul ceto medio. Quando il ministro Poletti dice che dipende da dove si fissa l’asticella, significa che il taglio delle pensioni potrebbe scattare a partire da cifre più basse. Insomma, un conto è se l’obiettivo sono le pensioni d’oro, ma se si allarga al reddito lordo medio allora coinvolgerà la stragrande maggioranza degli italiani. Al governo dico: attenzione, è una questione da maneggiare con cura”.

Ma anche una buona dose di fermezza.

“E’ necessaria una politica economica decisa. Serve in innanzitutto un’operazione verità sulla spending review: il lavoro del commissario straordinario Carlo Cottarelli è pronto e va divulgato. Nell’ultima legge di stabilità è stata prevista una riqualificazione della spesa pubblica dal 2014 al 2016 con una riduzione della spesa pubblica pari a due punti del Pil. Bene, ripartiamo da questo e da un alleggerimento fiscale”.

Come ha fatto la Spagna.

“E’ l’esempio da seguire. Bisogna avere il coraggio di fare delle scelte. Soprattutto non possiamo pensare di continuare ad aumentare la pressione impositiva sulle famiglie italiane. Lo abbiamo già fatto con la tassa sulle case e con lo pseudofederalismo fiscale, aumentando il costo del servizi degli enti locali. E a tutto questo non corrisponde una riduzione degli sprechi. Alla fine è chiaro che le piccole e medie imprese, i dipendenti pubblici e i lavoratori autonomi, ovvero le categorie determinanti per lo sviluppo, non riescono a mettere da parte nemmeno un euro. Siamo in una spirale”.

Il governo Renzi va comunque appoggiato?

“Penso debba essere sostenuto, non ci sono alternative. Ha compiuto un passo importante con la riforma della politica, adesso tocca all’economia. Abbiamo diversi dossier sul tavolo, possiamo intervenire. La politica deve assumersi la responsabilità dei tagli alla spesa per far ripartire l’economia. E insieme all’eliminazione della spesa improduttiva, generata là dove vi sono inefficienze, occorrono quei tagli fiscali indispensabili per far risalire il ceto medio sopra la soglia di povertà. L’area moderata e popolare, compresa Forza Italia, deve preparare la sua proposta comune a partire dalla legge di stabilità”.

Claudia Guasco