Gianpiero D'Alia

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#ritornoalfuturo, Gianpiero D’Alia scrive agli elettori

 

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Cara amica, caro amico,

domenica prossima voteremo per il Parlamento europeo, per eleggere i presidenti e i consigli regionali di Piemonte ed Abruzzo e rinnovare numerose amministrazioni comunali.

Abbiamo vissuto una delle peggiori campagne elettorali della nostra storia repubblicana: insulti, minacce, diffuso clima di sfiducia. Probabilmente molti di voi, nauseati dalla volgarità e dall’inconsistenza dei programmi saranno tentati di non andare a votare, altri, spesso legittimamente arrabbiati, troveranno allettante un voto di protesta a formazioni politiche antieuropee e populiste.

C’è chi sminuisce il valore politico di questo test elettorale, personalmente credo che il 25 maggio sia un passaggio fondamentale per la vita del nostro Paese. Si tratta di decidere oggi in quale Italia e in quale Europa vogliamo vivere nei prossimi anni, quale Italia e quale Europa consegniamo ai nostri figli o ai nostri nipoti.

Le donne e gli uomini dell’Udc sono impegnati in questa competizione elettorale sotto il simbolo Udc-Ncd per le europee e le regionali e in tanti comuni si presentano con il tradizionale simbolo dello scudocrociato, ma tutti hanno un comune obiettivo di fondo nel loro programma, che non è soltanto un obiettivo politico, sociale o economico. E’ una responsabilità morale che si chiama futuro. Vogliamo dare ai nostri giovani un’Europa, un’Italia dove si possa ancora sperare e sognare, dove si possa ancora dire ai nostri ragazzi andate e costruite il vostro futuro .

Il ritorno al futuro è la nostra risposta ad un passato che non passa e ad un presente deprimente. Abbiamo costruito una lista per le europee con gli amici del Nuovo Centrodestra guardando al futuro dell’Italia, dell’Europa e dei popolari nel nostro Paese. Ci stiamo impegnando con tutta la nostra forza e la nostra passione perché crediamo che una società è prospera, giusta e moderna solo se è capace di progettare e realizzare il proprio futuro.

Futuro non è una parola astratta. Il futuro è sempre in mezzo a noi, ci circonda, ci guarda, ci ascolta, sono i giovani, i nostri figli, a loro dobbiamo oggi risposte concrete fatte di idee, di ideali, di comportamenti concreti, di fatti. Non di parole, di slogan, di ideologie.

I nostri figli, i nostri giovani sono i veri mattoni viventi che costruiscono l’Europa sognata dai nostri padri, sono la nostra vera grande miniera, quella miniera di capitale umano vera unica risorsa per superare la crisi.

E’ a loro che dobbiamo pensare.

E’ ad essi che dobbiamo restituire il gusto dell’impegno, la voglia del rischio e, soprattutto, la speranza di vincere.

Non ti chiedo un banale voto per le nostre liste, ti chiedo un supplemento di fiducia e di speranza. Ti chiedo di ritornare, con coraggio, al futuro.

Un abbraccio

 

Gianpiero D’Alia

Presidente nazionale dell’UDC

 


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Europee, Sicilia e Messina: l’Udc scopre le carte

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L’intervista a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi su “La Gazzetta del Sud”

Europa, Sicilia, Messina. E una data: 25 maggio. Gianpiero D’Alia, 48 anni, leader dell’Udc tout court, ultimo ministro messinese della Repubblica, ma soprattutto uno dei pochi “animali politici” rimasti in circolazione, si spende su più fronti sapendo che tra poco più di un mese ci sarà un voto che aprirà nuove stagioni politiche.

La lista alle Europee con Ncd è una necessità dettata dai sondaggi oppure una scelta strategica?

«Non è un cartello elettorale, ma la presa d’atto che il sistema bipolare, contro cui l’Udc si è sempre battuta, è finito. L’hanno certificato le ultime elezioni politiche. A questo punto, nel momento in cui si ricompone il quadro politico, abbiamo fatto una scelta: quella di unire i moderati. L’alleanza con Ncd va in questa direzione».

Quindi il berlusconismo è finito?

«Dal 2011. L’hanno tenuto in vita le inchieste giudiziarie sul Cavaliere».

Prospettive?

«Enormi. Il bacino elettorale dei moderati ha un elettorato vastissimo. Bisogna organizzarlo, così come Renzi sta facendo con la sinistra italiana».

Moderato in Europa si traduce in Merkel. Non è mil massimo della popolarità.

«La colpa di come vanno le cose non è della Merkel ma delle isti tuzioni europee. Che bisogna riformare».

La Regione siciliana è passata da tempo a peggior vita. E il bipolarismo non c’entra.

«Lì la colpa è della transumanza che si verifica all’interno dell’Assemblea. Dove transumanza significa impedire ogni riforma e continuare con il clientelismo».

Voi siete immuni?

«Noi abbiamo fatto scelte coraggiose e trasparenti. Ci siamo alleati con un uomo di sinistra come Crocetta che ha avuto il coraggio di rompere gli schemi tradizionali di quell’area. L’abbiamo sostenuto anche alimentando un dibattito interno lacerante, come quello che si sta svolgendo in questi giorni, dentro il nostro partito e che non si può ridurre a una questione di posti in giunta o di indicare quello o quell’altro nome come assessore. Non nascondendoci, però, che dopo un anno il bilancio è negativo».

Lo abbandonate a se stesso?

«Dopo un anno? No. Gli chiediamo di fare però uno sforzo».

Fiducia a tempo?

«Un anno, se governa. Con un invito.

Quale?

«Allargare i confini della maggioranza».

Larghe intese alla siciliana?

«Larghe intese, semplicemente. Solo così si possono fare le riforme e rendere innocua la transumanza».

Una delle poche riforme che sono state varate porta il nome di città metropolitane che a Messina si traduce in Area dello Stretto. Un bel contenitore, però vuoto.

« L’Area dello Stretto è stata fortemente voluta dall’Udc. Siamo convinti che ha un gran- de potenziale per attrarre inve- stimenti pubblici e privati. Ha un’offerta turistica d’assoluto valore e può offrire servizi di grande qualità. A questo punto chi ha incarichi istituzionali deve riempire quel contenitore».

Accorinti, ad esempio.

«Io ho sostenuto e sostengo il sindaco di Messina che guida una giunta civica. Ma con proondo rammarico devo dire che questa leadership non viene svolta dalla sua Amministrazione, con il rischio che Taormina vada da una parte, le Eolie da un’altra e Messina si ritrovi a fare i conti con un’altra occasione storica sprecata».

Tradotto significa che Accorinti si deve dare una mossa?

«Al più presto. La sua azione non può limitarsi solo alla battaglia per il mantenimento dell’Autorità portuale. Apra un tavolo istituzionale con tutte le Amministrazioni che fanno parte dell’Area metropolitana per comprendere come concretizzare questa prospettiva di sviluppo. Tocca a Messina, al suo sindaco prendere l’iniziativa».

E se prende tempo, se non agisce? 

«Sarà un disastro. Vogliamo davvero che le norme regionali per l’attuazione dell’area metropolitana non vedano la luce?».

Un consiglio al sindaco di Messina?

«Il misticismo va bene ma non basta se non si ha credibilità a Roma e a Palermo, come a Strasburgo. Sta passando l’ultimo treno: saltiamoci su».


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Per un’Europa più popolare

Schermata 04-2456758 alle 09.13.05L’articolo del Presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia apparso sull’ultimo numero della rivista “Formiche”.

Segnare sul calendario con evidenziatore giallo: 25 maggio, la data che cambia l’Europa. E per i politici, da subito, inserire un post-it in ogni agenda o, per i più tecnologici, un alert sul proprio cellulare: bisogna spie- gare agli italiani che l’Europa si avvia alle elezioni più importanti della sua storia. Il passaggio politico che si appresta a vivere il nostro continente non avrà nulla di sconta- to. E non sbaglia chi dice che i cittadini degli Stati europei si troveranno davanti a un referendum. Non uno dei tanti con un quorum da raggiungere, ma il più doloroso, aggiungo io. Perché metterà tutti davanti a un bivio cruciale per il nostro futuro: Europa sì, Euro- pa no. Il grande sogno di Alcide De Gasperi, di Konrad Adenauer e di Robert Schuman rischia davvero di dissolversi. Questo perché alla crisi globale che ha investito da diversi anni ormai il nostro continente, con percentuali di povertà e disoccupazione record, si è contrapposta un’Europa divisa, debole nelle scelte e senza anima. Al deficit economico e sociale si è aggiunto dunque quello politico, in una sequela di errori che ha visto singoli o gruppetti di Stati prendere indigeribili decisioni per tutti, il rigore estremo trionfare sul buonsenso, i cittadini sempre più distanti da un’Europa che non appassiona e non scalda i cuori.

La risposta è stata ovunque, seppur in forme diverse di Stato in Stato, l’affidarsi al populismo e all’antipolitica. In Italia, ad esempio, si è consolidato il Movimento cinque stelle di Grillo: una risposta demagogica che si è rivelata totalmente priva di sostanza alla comprensibile irritazione dei cittadini verso il ceto politico. In altri Pae- si sono emersi fenomeni ancor più gravi e pericolosi: è il caso ad esempio della Grecia, nel quale è sorto e si è affermato Alba Dorata, movimento di matrice neonazista che per larghi tratti ha fatto temere l’esplosione sociale in quel Paese. Ecco allora il grande bivio che ci troveremo davanti: da una par- te un’Europa unita, coesa ed entusiasta, in grado di dimostrarsi competitiva su ogni ter- reno con le grandi potenze mondiali. Dall’al- tra invece un insieme indistinto di nazioni, ognuna con i propri problemi che non riesce a risolvere e con la rispettiva risposta popu- lista. Accomunate solo da obblighi cui adempiere e non da un progetto comune. È l’anticamera della dissoluzione dell’Ue: ognun per sé, senza paracadute per il salto nel buio più rischioso. Di fronte a un pericolo tanto grave, al rischio che l’antieuropeismo sempre più dilagante dilapidi i sacrifici degli ita- liani, la risposta più coerente che possiamo dare sta nell’affermazione dei valori comuni. I nostri, quelli dell’Udc, sono quelli del Partito popolare europeo, di cui siamo parte in- tegrante da sempre. Certo, è complicato es- sere popolari ed europeisti nel momento di massima crisi delle istituzioni e del modello continentale. E ancor più difficile è spiegare alle persone che un’altra Europa è possibile, e che dipende da ognuno di loro. Dal voto che daranno il 25 maggio.

Un’Unione nuova e diversa, che possa partire, ad esempio, dal superamento del modello burocratico e da uno slancio senza più remore verso la federazione politica, verso un nuovo protagonismo dei cittadini nelle scelte sovranazionali. Coraggio, coesione, attenzione agli oltre 500 milioni di cittadini che attendono risposte comuni a problemi comuni: con queste caratteristiche dobbiamo avviarci verso l’unico approdo possibile, gli Stati Uni- ti d’Europa. La gradualità, però, è d’obbligo: non possiamo pensare di arrivarci dalla sera alla mattina, di eliminare tutte le frizioni e i provincialismi di questi anni con un colpo di spugna. Dobbiamo recuperare prima di tutto due qualità: verità e solidarietà. Quella verità che deve portarci a dire ai cittadini che l’uscita dall’euro sarebbe una vera catastrofe, la morte degli Stati e il disastro per tutti, men- tre con grande realismo dobbiamo dire agli italiani che l’integrazione bancaria e fiscale, che la stabilizzazione del debito e del deficit sono scelte giuste e urgenti, senza le quali non supereremo mai la crisi. E poi quella solidarietà tra gli Stati che è a lungo mancata e vuol dire una nuova condivisione di sovra- nità con i nostri partner europei per una vera politica di crescita, orientata a risolvere le disuguaglianze sociali e a creare un argine alla disoccupazione giovanile, a dare risposte comuni su temi centrali per lo sviluppo europeo come l’energia, la semplificazione, l’innovazione.

Ragionare in una prospettiva europea diventa allora imprescindibile per un Paese come l’Italia, che sarà chiamata tra pochi mesi a prendere la guida del semestre Ue e che allo stesso tempo dovrà dimostrare di saper rinnovare la propria politica. Per questo credo che l’appuntamento delle elezioni europee sia un’occasione unica per i partiti di ripensare la propria collocazione e l’intero sistema di rappresentanza. Di fronte a Matteo Renzi che porta il Pd nel Partito socialista europeo, eliminando dunque tante incomprensioni e contraddizioni che si era- no manifestate nei democratici, la risposta popolare non può farsi attendere: bisogna fare fin da subito, fin dalle europee di maggio, il Partito popolare europeo in Italia. E dobbiamo arrivarci con partiti rinnovati, forti perché costruiti sul territorio e non su leadership precostituite, con meccanismi decisionali realmente democratici e un pieno coinvolgimento dei giovani. Una nuova classe dirigente che sappia esprimere, già da queste europee, candidature coerenti e in grado di incidere.

È questo il senso della mia battaglia congressuale nell’Udc attraverso la mozione “#siamopronti per Cambiare”, che certamente non si esaurisce oggi. Con chi fare il Ppe in Italia? Non facciamo fatica a individuare i nostri compagni di viaggio: gli amici popolari con cui condividiamo i gruppi parlamentari e ovviamente l’Ncd di Angelino Alfano. Ma con noi devono esserci anche quelle tante donne e uomini presenti in Forza Italia che credono nei nostri stessi valori e rifiutano le derive populiste. La sfida dei popolari italiani parte dal 25 maggio: dobbiamo essere uniti per la vittoria più importante, perché far vincere i popolari significherà far trionfare l’Europa.


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Sì all’appello di Bini Smaghi in difesa dell’euro

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Cari amici,
il Corriere della Sera di oggi ospita un appello di grandissima rilevanza a firma del professor Lorenzo Bini Smaghi e di altri autorevoli economisti dal titolo “Uscire dall’Euro, una tentazione pericolosa”. Ci attende una campagna elettorale decisiva per il futuro dell’Europa, nella quale le forze populiste sventoleranno la bandiera dell’uscita dalla moneta unica, raccontando di una via di fuga dall’euro non solo possibile, ma addirittura salvifica. Niente di più falso, pericoloso e irresponsabile: chi come noi si riconosce nei valori popolari e si sente europeista nel Dna ha il dovere morale di spiegare ai cittadini quale sciagura sarebbe per l’equilibrio economico e sociale dell’Italia abbandonare la moneta comune. Che e’ invece presupposto imprescindibile per costruire quell’unione politica improntata sulla coesione e sulla solidarietà, gli Stati Uniti d’Europa, vero approdo per un Continente in cerca d’identità.

Vi invito, come già ho fatto io, a sottoscrivere questo appello*, inviando una mail all’indirizzo sep@luiss.it
Non sara’ solo una firma, ma un contributo alla verita’.
Un affettuoso saluto a tutti voi !

Gianpiero

*Quanti intendono aderire alle posizioni qui espresse, possono sottoscrivere inviando un e-mail a SEP@Luiss.it. Il documento con le adesioni sarà pubblicato nel sito sep.it