Gianpiero D'Alia

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Per un’Europa più popolare

Schermata 04-2456758 alle 09.13.05L’articolo del Presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia apparso sull’ultimo numero della rivista “Formiche”.

Segnare sul calendario con evidenziatore giallo: 25 maggio, la data che cambia l’Europa. E per i politici, da subito, inserire un post-it in ogni agenda o, per i più tecnologici, un alert sul proprio cellulare: bisogna spie- gare agli italiani che l’Europa si avvia alle elezioni più importanti della sua storia. Il passaggio politico che si appresta a vivere il nostro continente non avrà nulla di sconta- to. E non sbaglia chi dice che i cittadini degli Stati europei si troveranno davanti a un referendum. Non uno dei tanti con un quorum da raggiungere, ma il più doloroso, aggiungo io. Perché metterà tutti davanti a un bivio cruciale per il nostro futuro: Europa sì, Euro- pa no. Il grande sogno di Alcide De Gasperi, di Konrad Adenauer e di Robert Schuman rischia davvero di dissolversi. Questo perché alla crisi globale che ha investito da diversi anni ormai il nostro continente, con percentuali di povertà e disoccupazione record, si è contrapposta un’Europa divisa, debole nelle scelte e senza anima. Al deficit economico e sociale si è aggiunto dunque quello politico, in una sequela di errori che ha visto singoli o gruppetti di Stati prendere indigeribili decisioni per tutti, il rigore estremo trionfare sul buonsenso, i cittadini sempre più distanti da un’Europa che non appassiona e non scalda i cuori.

La risposta è stata ovunque, seppur in forme diverse di Stato in Stato, l’affidarsi al populismo e all’antipolitica. In Italia, ad esempio, si è consolidato il Movimento cinque stelle di Grillo: una risposta demagogica che si è rivelata totalmente priva di sostanza alla comprensibile irritazione dei cittadini verso il ceto politico. In altri Pae- si sono emersi fenomeni ancor più gravi e pericolosi: è il caso ad esempio della Grecia, nel quale è sorto e si è affermato Alba Dorata, movimento di matrice neonazista che per larghi tratti ha fatto temere l’esplosione sociale in quel Paese. Ecco allora il grande bivio che ci troveremo davanti: da una par- te un’Europa unita, coesa ed entusiasta, in grado di dimostrarsi competitiva su ogni ter- reno con le grandi potenze mondiali. Dall’al- tra invece un insieme indistinto di nazioni, ognuna con i propri problemi che non riesce a risolvere e con la rispettiva risposta popu- lista. Accomunate solo da obblighi cui adempiere e non da un progetto comune. È l’anticamera della dissoluzione dell’Ue: ognun per sé, senza paracadute per il salto nel buio più rischioso. Di fronte a un pericolo tanto grave, al rischio che l’antieuropeismo sempre più dilagante dilapidi i sacrifici degli ita- liani, la risposta più coerente che possiamo dare sta nell’affermazione dei valori comuni. I nostri, quelli dell’Udc, sono quelli del Partito popolare europeo, di cui siamo parte in- tegrante da sempre. Certo, è complicato es- sere popolari ed europeisti nel momento di massima crisi delle istituzioni e del modello continentale. E ancor più difficile è spiegare alle persone che un’altra Europa è possibile, e che dipende da ognuno di loro. Dal voto che daranno il 25 maggio.

Un’Unione nuova e diversa, che possa partire, ad esempio, dal superamento del modello burocratico e da uno slancio senza più remore verso la federazione politica, verso un nuovo protagonismo dei cittadini nelle scelte sovranazionali. Coraggio, coesione, attenzione agli oltre 500 milioni di cittadini che attendono risposte comuni a problemi comuni: con queste caratteristiche dobbiamo avviarci verso l’unico approdo possibile, gli Stati Uni- ti d’Europa. La gradualità, però, è d’obbligo: non possiamo pensare di arrivarci dalla sera alla mattina, di eliminare tutte le frizioni e i provincialismi di questi anni con un colpo di spugna. Dobbiamo recuperare prima di tutto due qualità: verità e solidarietà. Quella verità che deve portarci a dire ai cittadini che l’uscita dall’euro sarebbe una vera catastrofe, la morte degli Stati e il disastro per tutti, men- tre con grande realismo dobbiamo dire agli italiani che l’integrazione bancaria e fiscale, che la stabilizzazione del debito e del deficit sono scelte giuste e urgenti, senza le quali non supereremo mai la crisi. E poi quella solidarietà tra gli Stati che è a lungo mancata e vuol dire una nuova condivisione di sovra- nità con i nostri partner europei per una vera politica di crescita, orientata a risolvere le disuguaglianze sociali e a creare un argine alla disoccupazione giovanile, a dare risposte comuni su temi centrali per lo sviluppo europeo come l’energia, la semplificazione, l’innovazione.

Ragionare in una prospettiva europea diventa allora imprescindibile per un Paese come l’Italia, che sarà chiamata tra pochi mesi a prendere la guida del semestre Ue e che allo stesso tempo dovrà dimostrare di saper rinnovare la propria politica. Per questo credo che l’appuntamento delle elezioni europee sia un’occasione unica per i partiti di ripensare la propria collocazione e l’intero sistema di rappresentanza. Di fronte a Matteo Renzi che porta il Pd nel Partito socialista europeo, eliminando dunque tante incomprensioni e contraddizioni che si era- no manifestate nei democratici, la risposta popolare non può farsi attendere: bisogna fare fin da subito, fin dalle europee di maggio, il Partito popolare europeo in Italia. E dobbiamo arrivarci con partiti rinnovati, forti perché costruiti sul territorio e non su leadership precostituite, con meccanismi decisionali realmente democratici e un pieno coinvolgimento dei giovani. Una nuova classe dirigente che sappia esprimere, già da queste europee, candidature coerenti e in grado di incidere.

È questo il senso della mia battaglia congressuale nell’Udc attraverso la mozione “#siamopronti per Cambiare”, che certamente non si esaurisce oggi. Con chi fare il Ppe in Italia? Non facciamo fatica a individuare i nostri compagni di viaggio: gli amici popolari con cui condividiamo i gruppi parlamentari e ovviamente l’Ncd di Angelino Alfano. Ma con noi devono esserci anche quelle tante donne e uomini presenti in Forza Italia che credono nei nostri stessi valori e rifiutano le derive populiste. La sfida dei popolari italiani parte dal 25 maggio: dobbiamo essere uniti per la vittoria più importante, perché far vincere i popolari significherà far trionfare l’Europa.


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Sì all’appello di Bini Smaghi in difesa dell’euro

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Cari amici,
il Corriere della Sera di oggi ospita un appello di grandissima rilevanza a firma del professor Lorenzo Bini Smaghi e di altri autorevoli economisti dal titolo “Uscire dall’Euro, una tentazione pericolosa”. Ci attende una campagna elettorale decisiva per il futuro dell’Europa, nella quale le forze populiste sventoleranno la bandiera dell’uscita dalla moneta unica, raccontando di una via di fuga dall’euro non solo possibile, ma addirittura salvifica. Niente di più falso, pericoloso e irresponsabile: chi come noi si riconosce nei valori popolari e si sente europeista nel Dna ha il dovere morale di spiegare ai cittadini quale sciagura sarebbe per l’equilibrio economico e sociale dell’Italia abbandonare la moneta comune. Che e’ invece presupposto imprescindibile per costruire quell’unione politica improntata sulla coesione e sulla solidarietà, gli Stati Uniti d’Europa, vero approdo per un Continente in cerca d’identità.

Vi invito, come già ho fatto io, a sottoscrivere questo appello*, inviando una mail all’indirizzo sep@luiss.it
Non sara’ solo una firma, ma un contributo alla verita’.
Un affettuoso saluto a tutti voi !

Gianpiero

*Quanti intendono aderire alle posizioni qui espresse, possono sottoscrivere inviando un e-mail a SEP@Luiss.it. Il documento con le adesioni sarà pubblicato nel sito sep.it