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D’Alia: “Entro un mese riforma ex Province o rischio licenziamenti e perdita di fondi UE”

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Schermata-08-2456516-alle-12.14.16-173x300L’intervista di Lillo Miceli a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi su La Sicilia.

PALERMO. «L’Ars, il governo e la maggioranza che lo sostiene, non possono più perdere tempo: se entro un mese non viene approvato il disegno di legge sull’istituzione dei Liberi consorzi di Comuni e le Città metropolitane, per circa 4mila dipendenti delle ex Province il rischio di essere messi in mobilità diventerebbe una certezza». A lanciare l’allarme è il presidente nazionale dell’Udc, Gianpiero D’Alia, che da ex ministro della Funzione pubblica non nasconde le difficoltà che potrebbe incontare il processo di stabilizzazione dei precari degli enti locali.

La Sicilia aveva iniziato prima dello Stato l’abolizione delle Province, adesso sembra nel pantano.

«A livello nazionale, con la legge Delrio c’è stata una ricollocazione di competenze tra Regioni e Comuni in base al principio di sussidiarietà. Dalla legge Bassanini in poi, le competenze delle Province sono state sempre vicine a quelle delle Regioni, compreso il personale. Se la Regione non legifera si creerà una situazione molto difficile. Tra l’altro con il decreto legge varato nei giorni scorsi dal governo nazionale, in via di pubblicazione, è previsto un sostegno finanziario per le ex Province che si trovano senza liquidità, oltre l’utilizzo delle risorse che si otterrà con la ricontrattazione dei mutui. Se l’Ars non legifera su quali competenze ai Comuni e quali ai Liberi consorzi e alle Città metropolitane, non si può accelerare sulle soluzioni per la Sicilia. Non sapendo quali funzioni dovranno esercitare i nuovi enti di area vasta, quanto personale potrà rimanere e quanto dovrà essere messo in mobilità. A livello nazionale, il personale in esubero può transitare nelle amministrazioni dello Stato. In Sicilia non potrà avvenire senza legge».

Ma c’è anche il problema delle imposte di competenza delle ex Province, come la Rc auto.

«Il 30% dell’imposta sulla Rc auto, di spettanza delle ex Province, è incamerata dallo Stato. La Regione ha impugnato questi articoli. Peraltro, senza riforme non si risolve il contenzioso. C’è la disponibilità dello Stato per fare gli accordi. Ma non c’è un luogo istituzionale dove incontrarsi. Ne Stato ne Regione hanno spinto per una soluzione».

L’Ars deve ancora approvare il ddl sulla riduzione dei consigli comunali, l’assestamento di bilancio, il Def 2016. La riforma delle Province rischia di essere messa da parte, anche perché manca un’intesa. Cè chi vuole l’elezione diretta del presidente del Libero consorzio e del sindaco metropolitano.

«La riforma va varata entro un mese. Il testo prevede che Liberi consorsi e Città metropolitane mantengano le funzioni delle ex Province più altre che devolverebbe la Regione. Così sarebbe di molto inferiore di 4mila il numero dei dipendenti che rischiano la mobilità. Poi c’è l’intenzione di non attribuire ai sindaci delle Città Metropolitane anche la carica di sindaco metropolitano. Ma io sono convinto che i sindaci di Palermo, Catania e Messina siano i candidati naturali per questo ruolo. Bisogna decentrare quante più funzioni: più la Regione dimagrisce e più diventa efficiente. Inoltre, le Città metropolitane sono individuate come soggetti attuatori per la spesa dei fondi Uè. Se non si approva presto il ddl, si da l’alibi al governo nazionale per non definire gli accordi con la Regione».

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