Gianpiero D'Alia

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La Gazzetta del Sud/ Intervista a Gianpiero D’Alia

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Schermata 06-2457181 alle 08.56.23Pubblichiamo l’intervista di Sebastiano Caspanello a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi su La Gazzetta del Sud

II “modello Firetto” di Agrigento da esportare, a palazzo d’Orléans e all’Ars. Il governo Crocetta, che ha bisogno di «un salto di qualità», nel segno della «concretezza». Perché il pericolo dell’antipolitica è ancora concreto e l’area dei moderati ha bisogno di un leader. Di una fetta importante, di quell’area, è senza dubbio il leader Gianpiero D’Alia. Il cui partito, l’Udc, si fa sempre presto a dare per morto, per poi però risorgere sempre, risultando spesso anche determinante.

On. D’Alia, qual è il “segreto” deU’Udc?

«Nessun segreto, noi interpretiamo quell’area moderata che in questo Paese e anche nella nostra Regione oggi non ha un’offerta politica in linea con l’orientamento della maggioranza degli elettori. I dati delle ultime competizioni, dalle politiche alle regionali alle europee, certificano che mentre a sinistra Renzi ha avviato un processo di modemizzazione, a destra c’è una crisi profonda perché l’unica offerta sembra essere quella del populismo di Salvini o di Cinquestelle, mentre invece c’è anche lì un’area moderata importante».

Siamo tra primo e secondo turno di amministrative m Sicilia. Lei ha parlato di “modello Firetto”, un’alleanza con Pd e Ncd che si fa paradigma da esportare e Racitì sembra d’accordo.

«C’è una constatazione dei fatti oggettiva, nel 2012 abbiamo costruito un’alleanza fondata su un programma cambiamento reale insieme al Pd e a Crocetta, era l’unica strada praticabile . Dopo due anni di governo Crocetta dobbiamo constatare obiettivamente che il governo è impantanato. Al di là di una crisi di bilancio sicuramente non imputabile a questa maggioranza, il percorso delle riforme economiche e sociali si è impaludato in un’Ars che ha una rappresentanza politica confusa. Se si vuoi fare un salto di qualità, bisogna cambiare strutturalmente il governo».

Un governo più politico?

«Un governo più concreto. Non si possono governare processi difficili come quelli che servono alla Sicilia con una maggioranza che più che avere come guida i partiti che si sono assunti la responsabilità di sostenere Crocetta, ha dei gruppi misti. Io ho esemplificato il concetto con un bivio: il modello Firetto o il modello Alessi. Ad Agrigento è successo che Udc, Pd e Ncd hanno valutato che la persona migliore fosse Firetto, non l’hanno scelto perché fosse un deputato dell’Udc. Questo è il modello che ha vinto. Quello che ha perso, invece, è il modello Alessi: il tenere tutto impantanato in una melassa trasversale E a sostegno di Firetto non c’erano né Crocetta, né Lumia, né Cardinale».

Lei farebbe il presidente della Regione sostenuto da un’alleanza di moderati?

«Io ho considerato e considero le candidature a presidente della Regione delle polpette avvelenate e considero ingiustificate anche le reazioni che ho sentito. Non siamo in campagna elettorale, si voterà fra due anni e mezzo. Dobbiamo concentrarci non su quello che succederà nel 2017 ma domani mattina».

Se Crocetta dovesse non condividere un modello di questo tipo?

«Se dovesse essere cosi farebbe solo un torto a se stesso, perché un modello di questo tipo serve a rafforzarlo, non a indebolirlo. Con molta onestà voglio dire che noi sosteniamo questo governo per il rapporto che abbiamo costruito col Pd. Sequesto partito andrà avanti sulla linea indicata con molto coraggio da Raciti, proseguiremo insieme».

Un ultimo pensiero su Messina e Accorinti. Qual è il suo giudizio sulla giunta?

«Negativo, perché dopo due anni è finito il rodaggio, la luna di miele. Vale per tuti, vale anche per Accorinti. Quando sono stato al governo con Leonardi all’inizio abbiamo avuto un’apertura di credito, poi ce la siamo dovuta guadagnare. Non ho mai fatto mistero nel dire che secondo me l’amministrazione migliore fu proprio quella Leonardi, anzi, servirebbe un confronto serio sulle cose fatte in quei cinque anni e su quelle fatte da tutte le altre amministrazioni. Ribadisco: su Accorinti il giudizio è chiaro ed è negativo, perché ciò che emerge è il fallimento sulla ordinaria attività».

Anche sulle questioni finanziarie?

«Sulle scelte finanziarie la mia opinione è sempre stata nota: nel 2008 ho avuto una polemica con Buzzanca e Genovese sul tema deldissesto. Io pensavo che il Comune dovesse dichiararlo, ma sono rimasto solo. Oggi l’Amministrazione non ha inteso proporre il dissesto ma un piano di riequilibrio, un percorso molto lungo per risanare il bilancio e chiudere la partita debiti. Noi ne abbiamo preso atto e l’abbiamo assecondata per senso di responsabilità, perché sicuramente la condizione econo mica non è quella di 5-7 anni fa. Il tutto è stato fatto alla luce del sole, come ogni cosa. Questo non si chiama inciucio, ma confronto corretto nell’interesse della città di Messina. Ed è il dovere di una forza politica confrontarsi con le istituzioni, soprattutto se sono amministrate da una parte politica diversa dalla nostra. Tutto il resto è gossip politico, ma non corrisponde alla realtà. Noi siamo all’opposizione, ma da qui a rifiutare il confronto ne passa».

Se oggi un veggente le dicesse: nel 2018 avremo D’Alia presidente della Regione e Ardizzone sindaco di Messina, cosa gli direbbe?

«Considerato che i maghi sono andati in pensione e che i venditori di pentole non vanno più di moda, direi che ha preso un colpo di sole».

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