Gianpiero D'Alia

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«Stefano esempio di buon governo col Pd nessun rapporto privilegiato»

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L’intervista a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi su il Mattino. 

Paolo Mainiero

Gianpiero D’ Alia, presidente nazionale dell’ Udc, indica la strada della continuità. Alle prossime regionali, è il suo pensiero, la precedenza va data all’ alleanza con Caldoro nel segno del «buon governo di questi anni».

Il sostegno al governatore uscente non è in discussione?
«Le vicende campane sono di competenza degli organismi regionali. Detto questo, ci sono almeno tre elementi di riflessione».

Il primo?
«C’ è da parte mia una sincera stima per Stefano Caldoro, che ho conosciuto e apprezzato negli anni in cui siamo stati parlamentari insieme. È una persona perbene e seria e ha bene amministrato la Regione. Ed è quindi chiaro, e siamo al secondo punto, che c’ è un’ esperienza politica e amministrativa che per cinque anni abbiamo fatto insieme e tendenzialmente sarebbe auspicabile proseguire».

E il terzo elemento di riflessione?
«In primavera si voterà in Campania ma anche in altre Regioni e dunque le elezioni si collocano in un turno che è anche un test politico nazionale. Dunque è evidente che la riflessione che gli organismi regionali faranno dovrà coordinarsi con le valutazioni che insieme agli amici del Ncd saranno sviluppate sul piano nazionale».

Il Nuovo Centrodestra avverte, rispetto all’ Udc, una forte sofferenza legata al diktat di Berlusconi che ha più volte ripetuto che Forza Italia non farà accordi con i «traditori». Il diktat potrebbe condizionare la riflessione sulle alleanze?
«Si voterà in primavera, dunque c’ è tempo davanti e non mi azzarderei in conclusioni affrettate. In questa fase siamo impegnati nella costruzione di un nuovo soggetto e insieme faremo le riflessioni del caso in riferimento alle elezioni regionali. Ciò non toglie che l’ opinione degli amici che insieme a noi ragionano in Campania è necessaria e opportuna. Dico, tuttavia, che c’ è tempo per approfondire gli argomenti e, ripeto, bisognerà tener conto della valutazione positiva del lavoro svolto da Caldoro».

Lei sostiene che le regionali di primavera saranno un test politico nazionale. Visto che Udc e Ncd sostengono con il Pd il governo Renzi non crede che a livello locale debbano realizzarsi accordi omogenei?
«A fine mese si voterà in Calabria e in Emilia Romagna dove, insieme al Nuovo Centrodestra, siamo alternativi sia al Pd e al centrosinistra che a Forza Italia e al centrodestra. Questo per dire che non esistono scontati automatismi».

Esclude quindi accordi con il Pd anche nelle altre regioni?
«L’ attuale esperienza di governo è dettata da motivi di emergenza per le condizioni particolari in cui si trova il Paese. È evidente che non c’ è un’ alleanza organica con il Pd che presuppone un rapporto privilegiato in tutte le regioni. Noi stiamo lavorando a una fase politica nuova che sarà qualcosa di diverso da Udc e Ncd per fare sì che l’ area moderata non si riconosca nè in Renzi nè in Grillo nè in Salvini ma possa avere una valida alternativa».

Sull’ articolo 18 Renzi dice che la partita è chiusa. È un modo per esercitare una egemonia sull’ intera maggioranza?
«Quando dice che la partita è chiusa Renzi dice una cosa giusta ma è una cosa giusta che riguarda il suo partito, il Pd. La discussione parlamentare è aperta e la nostra posizione è chiara. Le imprese devono avere un sistema di regole certe per assumere e licenziare e bisogna creare un sistema in cui si tutela il lavoratore e non il posto di lavoro. Le norme sul Jobs Act devono essere chiare e applicabili e non suscettibili di interpretazione perchè solo regole certe potranno convincere gli imprenditori stranieri a investire in Italia».

L’ accordo sulla legge elettorale è il migliore possibile?
«È positivo che si sia recuperato il confronto all’ interno della maggioranza. L’ accordo non si fa contro qualcuno ma per migliorare il sistema politico. Questa è la battaglia che abbiamo fatto. La legge elettorale sarà patrimonio del Parlamento e delle forze politiche e lo sforzo dovrà essere quello di garantire il principio della sovranità popolare».

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