Gianpiero D'Alia

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«Sui diritti vedo toni esasperati così diventa guerra di religione»

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L’intervista di Gigi Di Fiore a Gianpiero D’Alia pubblicata oggi su il Mattino.

Già ministro con il governo Letta, l’ onorevole Gianpiero D’ Alia è il presidente nazionale dell’ Udc. Avvocato e componente di più commissioni parlamentari, è un’ altra voce, tra i moderati, sulle questioni del riconoscimento di diritti alle coppie gay conviventi. Questioni su cui le idee e le valutazioni sono, negli ultimi giorni, davvero tante e differenti.

Presidente D’ Alia, si infiamma il dibattito sul riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto gay?
«Sì, assistiamo a iniziative e prese di posizione davvero eterogenee. Il dibattito sta assumendo toni che mi appaiono surreali. Si sta ingaggiando una specie di guerra di religione, dai toni esasperati».

Lo considera negativo?
«Certamente, l’ esasperazione non fa bene principalmente a chi attende il riconoscimento di diritti e chiede da tempo interventi concreti. Dobbiamo tutti capire che alla politica si chiede di lavorare per disciplinare dei rapporti sociali, che di fatto esistono. Iniziative spettacolari non servono».

Allude alla trascrizione, al Comune di Roma, dei matrimoni tra gay celebrati all’ estero?
«Anche. Mi sembra che molte iniziative abbiano solo finalità di propaganda politica. Si cerca l’ effetto, quando l’ unica soluzione concreta può essere solo un intervento legislativo. Stiamo parlando di studiare soluzioni normative, per assicurare effetti giuridici a convivenze di fatto».
Cosa critica dell’ iniziativa del sindaco Marino?
«La sua mancanza di reali effetti giuridici. È pura manifestazione coreografica, espressione di quella guerra di religione, priva di costrutto, di cui parlavo all’ inizio».

Pensa che il riconoscimento di diritti alle coppie di fatto possa essere esteso anche agli eterosessuali?
«Sono convinto che, con la riforma del diritto di famiglia, le coppie eterosessuali che hanno scelto situazioni diverse dal matrimonio abbiano fatto notevoli passi in avanti. Mi riferisco ai figli naturali, ad esempio. Quella riforma è stata preceduta da interventi della magistratura sollecitata in più occasioni. Ecco, questo si dovrebbe evitare, che il legislatore intervenga su spinta di decisioni dei giudici in vicende concrete».

Il dibattito è maturo, in questo momento?
«Credo che il dibattito sia aperto e che di queste questioni il Parlamento se ne possa finalmente occupare con serenità. Nei rapporti affettivi, le variazioni sono tante e rispondono a scelte individuali.
Quando non si toccano diritti di figli, senza ipocrisie ed eccessi, si può pensare a regolare anche la realtà di chi non è sposato. Quindi, su questo, ci stanno anche le estensioni di riconoscimenti a coppie che convivono, senza matrimonio».
Condivide l’ iniziativa, quasi una bacchettata, del ministro Alfano?
«Mi sembra un’ iniziativa scontata.
Ha richiamato i sindaci ad una presa d’ atto giuridicamente ovvia.
Nel nostro ordinamento, nessuna legge riconosce le trascrizioni di matrimoni gay. Sono atti nulli, privi di effetti giuridici. Certo, il ministro Alfano ha constatato un vuoto legislativo. Sta ora al Parlamento intervenire per superarlo».
Lei è possibilista sull’ estensione del riconoscimento di diritti, oltre che alle convivenze tra gay, anche alle coppie di fatto eterosessuali. C’è, anche su questo, divisione tra i moderati?

«Le posizioni sono differenti. Io ribadisco che, sul piano della vita affettiva, esistono molte varianti di scelta nella condivisione. Si può discutere come regolarle tutte, senza lasciarsi andare a spettacolarizzazioni».

C’ è chi pensa che, in questo dibattito, ne esca ridimensionata l’ istituzione famiglia. È così?

«Non credo. Sono però convinto che sia necessario intervenire, per contemperare gli interessi di tutti. Certo, chi non ha figli può disporre liberamente dei propri beni. Chi li ha, è sottoposto ad altri vincoli giuridici».

Che iniziativa ha avviato l’ Udc su questi temi?
«Esistono più ipotesi e disegni di legge. Di certo, i tempi sono ormai maturi per avviare un serio confronto su queste tematiche. Il potere legislativo ha la responsabilità di studiare il modo migliore per equilibrare i vari interessi individuali in gioco».

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