Rovinati dai “Canciabannera”!

imagesPubblichiamo l’intervista rilasciata da Gianpiero D’Alia a Daniele De Joannon per il settimanale “Centonove”

MESSINA. Per lui, il problema non è tanto Crocetta, «quanto una politica che in Sicilia, da venti anni, si basa sui cambi di casacca». È un fiume in piena, Gianpiero D’ Alia, deputato nazionale, presidente dell’ Udc e ormai volto “giovane” e consolidato dei centristi siciliani e italiani.

D’Alia, lei ha espresso soddisfazione per la nomina di Jean-Claude Juncker a nuovo presidente della Commissione europea: a distanza di quasi due anni, è ancora soddisfatto per l’ elezione di Rosario Crocetta?

«Domanda di riserva?».

Di solito la chiede sempre il suo collega del Pd, Francantonio Genovese, quando non vuol rispondere…

«Guardi, mi sto toccando… A questo punto rispondo. Soddisfatto? È chiaro che si può fare di più e meglio, però se pensiamo che il problema sia legato al presidente siamo fuori strada. Il problema è l’ assenza di una maggioranza definita e coesa, una circostanza che rende più precaria la condizione del governo».

E questo da chi dipende?

«L’ errore politico commesso, più che da lui dai suoi consiglieri politici o presunti tali, ma non faccio nomi neanche sotto tortura, è di aver scelto non la strada di una responsabilizzazione dei due principali partner, Udc e Pd, ma quella delle maggioranze a geometrie variabili, affidamndosi a singoli parlamentari o a transumanze».

Un segnale sono anche lo sfaldamento del Megafono o la creazione di Articolo 4 da parte di Lino Leanza?

«Mi sembra di aver già risposto. Comunque, il problema della sicilia è che, dall’ inizio di questa legislatura a oggi, una buona parte dei parlamentari ha già cambiato gruppo e partito: questo è il vero cancro della politica siciliana. Il cambiar casacca è il problema delle istituzioni politiche ed è ciò che crea danni al governo Crocetta e che dà una patente di inaffidabilità alla Sicilia nel resto d’ Italia. Passiamo per poco credibili perché siamo pronti a cambiare con un soffio di vento. È la storia recente, a dirlo: pensiamo al ribaltone fatto nel 1998, che portò al governo Capodicasa, e alla transumanza di deputati che ci fu all’ epoca. E pensiamo, soprattutto alla presidenza di Raffaele Lombardo, nata col centrodestra e morta col centrosinistra. La storia dell’ ultimo ventennio è fatta di tante becere operazioni “milazziste”».

A chi sono utili?

«Ai singoli eletti che si garantiscono fette di elettorato attraverso una parte di spesa pubblica regionale. Ecco perché qualunque riforma reale viene paralizzata, perché si comprometterebbe la propria elezione. Crocetta, insomma, ha commesso l’ errore di continuare a fare ciò che ha caratterizzato il suo predecessore».

La via d’ uscita, secondo D’Alia?

«Un governo politico a tutto tondo, per fare in modo che i partiti non si chiamino fuori dalle questioni. Perché, sia chiaro, gli assessori esterni, pur indicati dai partiti, possono svincolarsi dalle responsabilità, attribuendosi solo i meriti e scaricando tutte le colpe su Crocetta se qualcosa va male. Se, ad esempio, il presidente avesse inserito in giunta il segretario regionale e il capogruppo dell’ Udc, nessuno del mio partito avrebbe potuto fare a meno di appoggiare provvedimenti relativi a riforme e spesa pubblica».

Insomma, sarebbe stato meglio se alle regionali il candidato governatore fosse stato lei…

«Beh, io non mi sono mai candidato, e quindi non posso giudicare dall’ esterno e cosa avrei potuto fare».

Maggioranza regionale: cosa pernsa dovrebbero fare i vostri alleati del Nuovo Centro Destra?

«Con Alfano abbiamo fatto le europee insieme, anche per costruire un nuovo soggetto politico. Mi auguro che si prosegua su questa strada, ma noto un assordante silenzio. In Sicilia, per rilanciare l’ azione di governo bisognava riempire la maggioranza non di singoli deputati ma di una forza politica responsabile come l’ Ncd. Anche se, per la verità, gli amici brillano per assenza politica».

Con Genovese del Pd in caduta libera, il pallino della politica messinese chi lo tiene in mano?

“Nel mio partito continiamo a lavorare, degli altri poco mi importa. Ciò che mi preoccupa di più è l’ assenza di una discussione seria su città metropolitana e liberi consorzi, che sono il futuro dell’ economia e dello sviluppo. Per questo ho chiesto agli assessori regionali Valenti e Torrisi di farsi promotori di iniziative sul tema a Messina. Perché gli altri si stanno organizzando, mentre noi siamo fermi al palo».

Cosa ne pensa del sindaco dello Stretto Renato Accorinti, dopo un anno di governo?

«Il mio giudizio non è positivo perché l’ unica cose di cui la città ha bisogno è una buona amministrazione. È troppo semplicistico, di fronte ai problemi, richiamarsi sempre alle eredità del passato. Adesso Accorinti è padrone delle proprie azioni e se, ad esempio, il servizio di igiene pubblica fa ancora schifo dopo un anno e mezzo, non può riportare sempre tutto sulla sindacatura Buzzanca».

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