D’ Alia: «Bisogna unire i moderati che sono al governo»

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L’intervista del Presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia pubblicata oggi sul Giornale di Sicilia.

di Giacinto Pipitone
Propone a livello nazionale «la creazione di un’ unica forza politica che metta insieme, dall’ Udc a Forza Italia, i partiti che si riconoscono nel Ppe». E per la Regione rilancia l’ idea di un allargamento della maggioranza al Nuovo Centrodestra «al posto di quelle aree che rappresentano piccoli e opachi interessi»: Gianpiero D’ Alia, leader dello Scudocrociato, prova a dare una prospettiva di medio periodo ai risultati elettorali.
Quale dev’ essere il progetto dei moderati?
«L’ unione fra Udc ed Ncd ha dato risultati positivi. Ora si deve andare avanti. Dobbiamo mettere insieme in un’ unica forza parlamentare tutti i gruppi di area moderata che si riconoscono nel Ppe e che si riconoscono nel governo. Così getteremo le basi per una nuova forza politica nazionale che non potrà prescindere dal dialogo con Forza Italia».
Cosa le fa pensare che funzionerebbe?
«Le elezioni ci hanno detto chiaramente che la gente è stanca di populismi e risse. Cerca invece affidabilità e stabilità per affrontare la crisi. Per questo ha premiato i partiti che si sono rinnovati, anche e soprattutto nei gruppi dirigenti, come il Pd e perfino la Lega e Fratelli d’ Italia. Il nostro risultato è stato positivo e Forza Italia non ha straperso ma eravamo tutti senza una leadership e con liste diverse: questo ha creato scompiglio. Ma Renzi non potrà continuare a interpretare la destra e la sinistra e per questo c’è bisogno di una forza popolare che nell’ottica di un bipolarismo sano si candidi alla guida del Paese. Tutto ciò non può essere evidente- mente riconducibile al vecchio centrodestra e alle sue vecchie alleanze».
E dunque?
«Poichè sono convinto che l’ area moderata valga il 30% nel Paese, il prossimo passo dobbiamo farlo alle elezioni che si svolgono in 7 Regioni fra un anno. Apriamo un tavolo in queste Regioni, mettiamo insieme le forze che si riconoscono nel Ppe, scegliamo i candidati con le primarie. E creiamo le basi per un unico grande partito popolare in Italia. Senza gli estremismi come la Lega e Fratelli d’ Italia».
Secondo lei questo è realizzabile anche in Sicilia, dove voi siete al governo e Alfano all’ opposizione?
«In Sicilia si vota fra 3 anni e mezzo. E comunque noi proponiamo da tempo di allargare la maggioranza ad Alfano. Crocetta è a un bivio, può andare avanti restando ostaggio delle piccole forze che cambiano continuamente maggioranza. O portare avanti le riforme. Se porta a casa la semplificazione amministrativa, la nuova programmazione dei fondi europei, un piano per risanare il bilancio e uno per il lavoro, può andare avanti altrimenti sarà difficile evitare il default».

Lei crede alle ipotesi di commissariamento o voto anticipato?
«Io credo che scaricare su Crocetta tutte le responsabilità sia eccessivo. E lo è anche tentare di farlo cadere per vie extraparlamentari. Ormai il rimpasto è fatto, anche se si è svolto in un contesto surreale. E guardano a come sono state composte le liste, con l’ ingresso di Articolo 4 in quella del Pd, mi sembra di poter dire che lo stesso Pd non possa chiedere di più visto che si rifanno a lui dieci dodicesimi della giunta. Ora pensiamo alle riforme».

 

 

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